Congresso del RN, seguito: Le Pen entra in campagna da favorita, ora tocca agli altri rispondere nel merito
A sei mesi dalle presidenziali, Marine Le Pen lancia questa domenica a Orléans una campagna all'insegna della «rinascita», sostenuta da sondaggi che la danno nettamente in testa. Di fronte a un RN che si prepara a governare, l'indignazione non basterà: il dibattito deve giocarsi sulle risposte al carovita e sul rispetto delle libertà.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese
A sei mesi dalle elezioni presidenziali, Marine Le Pen apre questa domenica la sua campagna a Orléans. Candidata per la quarta volta, deve pronunciare, secondo l'AFP, alle 15:30, al Co'Met, una sala da 10 000 posti, il discorso di chiusura del congresso del Rassemblement national, attorno a una parola diventata il suo slogan: la «rinascita». Dice di voler «infondere un po' di ottimismo» a un Paese in crisi. Questo seguito dei nostri articoli sul congresso si sofferma su ciò che cambia oggi: il RN non parla più da partito di opposizione, ma da partito che si prepara a governare.
I fatti
Il giorno prima, Jordan Bardella è stato rieletto senza avversari alla presidenza del partito con il 98,98 % dei voti, riferisce Public Sénat. L'AFP precisa che è destinato a Matignon in caso di vittoria di Marine Le Pen. Nel suo intervento, ha avvertito che le difficoltà dell'esercizio del potere non giustificherebbero «alcuna forma di rinuncia» alle promesse fatte agli elettori.
Il contesto è teso. Sempre secondo l'AFP, circa 3 000 agenti di polizia e gendarmi presidiano l'evento, e gli assembramenti restano vietati in gran parte dell'area di Orléans questa domenica. Sabato, la manifestazione degli oppositori si è svolta con calma, con tra 13 000 e 26 000 persone a seconda delle fonti. Nella sala, invece, una troupe di Mediapart è stata fischiata da alcuni militanti e poi brevemente accompagnata fuori dal servizio di sicurezza del partito, come ha riferito franceinfo.
Marine Le Pen parte da una posizione di forza. I sondaggi le attribuiscono fino al 38 % delle intenzioni di voto al primo turno, indica l'AFP. Le Journal du dimanche cita un'indagine Ifop-Fiducial realizzata dopo i disordini del 17 ottobre che le assegna anche un vantaggio più ampio al secondo turno contro tutti i suoi concorrenti.
Resta un'ipoteca giudiziaria. Come ha spiegato Public Sénat, la corte d'appello l'ha condannata lo scorso 7 luglio, nel caso degli assistenti parlamentari europei, a 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 con la condizionale, senza esecuzione provvisoria, il che le consente di candidarsi. Ha annunciato un ricorso in cassazione, e la Cour de cassation ha indicato di poter decidere entro l'inizio di aprile 2027. Sarà il Conseil constitutionnel a pronunciarsi, a tempo debito, sulla validità delle candidature.
Le posizioni in campo
Il RN rivendica una strategia di serenità. Secondo il JDD, dopo i disordini Marine Le Pen ha scelto una postura da capo di Stato: appello alla calma e alla «moderazione repubblicana», rifiuto di unirsi alle richieste di stato di emergenza avanzate da altri esponenti della destra e del centro, indicazione ai suoi deputati di evitare emendamenti demagogici. Ritiene, secondo l'AFP, che «la battaglia della diagnosi è vinta» e non intende inasprire i toni. I suoi sostenitori vi vedono la prova di una maturità acquisita e di una capacità di raccogliere consensi oltre il proprio elettorato.
I suoi avversari contestano questo racconto. A sinistra, diverse migliaia di manifestanti hanno voluto ricordare sabato, secondo Public Sénat, che rifiutano di «lasciare Orléans» all'estrema destra. Il trattamento riservato alla troupe di Mediapart alimenta anche i dubbi sul rapporto del RN con la stampa indipendente. Jordan Bardella, dal canto suo, accusa La France insoumise e Jean-Luc Mélenchon di essere pronti a «rifiutare il risultato delle urne», rileva l'AFP, il che dimostra che la polarizzazione resta al centro della strategia del partito.
L'analisi
Bisogna prendere sul serio ciò che dice Marine Le Pen. La diagnosi che rivendica, quella di un Paese che si sente declassato, di un carovita che pesa sulle famiglie e di uno Stato che fatica a garantire l'ordine, è condivisa da una larga parte dei francesi. I due fine settimana di mobilitazione contro il carovita lo hanno ricordato. Risponderle con la sola indignazione sarebbe un errore.
Ma una diagnosi condivisa non è una soluzione. La questione decisiva è quella delle risposte. Sulla protezione sociale, sul finanziamento dei servizi pubblici, sul posto della Francia in Europa, il programma del RN dovrà essere esaminato riga per riga, cifre alla mano, come quello di qualsiasi altro candidato. La sovranità, cara alla tradizione gollista, non si confonde con la chiusura: la Francia pesa di più quando trascina i suoi partner europei che quando se ne allontana.
La postura presidenziale pone anche un'esigenza. Rispettare le istituzioni significa rispettare la giustizia, qualunque sia la sua decisione finale, e rispettare tutti i giornalisti, compresi quelli scomodi. Un partito che si prepara a governare sarà giudicato sulla sua capacità di garantire queste libertà a chi non la pensa come lui.
Infine, il vantaggio del RN dice molto sulla debolezza dei suoi concorrenti. La sinistra, la destra repubblicana e il centro hanno sei mesi per proporre qualcosa di diverso da uno sbarramento: un progetto credibile di giustizia sociale, di risanamento dei conti senza sacrificare i servizi pubblici, e di autorità dello Stato senza brutalità.
Conclusione
Il discorso di Orléans dirà quale «rinascita» propone Marine Le Pen. Agli altri candidati spetta dire quale difendono. Una domanda dovrebbe guidare la campagna: chi saprà dare risposte concrete al carovita e al senso di abbandono, preservando al tempo stesso ciò che fa la Repubblica, lo Stato di diritto, la libertà di stampa e la coesione nazionale?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
