Giordania: tre sospettati arrestati dopo l'attacco alla chiesa di Karak, l'Europa deve sostenere Amman
Tre giorni dopo la sparatoria che ha causato nove morti durante un funerale in una chiesa ortodossa del sud della Giordania, tre sospettati sono stati arrestati. Al di là dell'emozione, l'attacco solleva interrogativi sulla stabilità di un partner essenziale della Francia e dell'Europa in Medio Oriente.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Tre giorni dopo la sparatoria che ha colpito il villaggio di Hamoud, nel governatorato di Karak, le autorità giordane annunciano di aver arrestato i presunti autori. Secondo l'agenzia Reuters, che cita la televisione pubblica e la Direzione della sicurezza pubblica, tre sospettati asserragliati in una casa abbandonata hanno aperto il fuoco sulle forze dell'ordine all'alba di lunedì, prima di essere feriti e fermati. Nessun membro delle forze di sicurezza è rimasto ferito, e sono state sequestrate armi.
I fatti
Venerdì 23 ottobre, alcuni uomini armati hanno sparato su un corteo funebre presso la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio a Hamoud, a circa 120 chilometri a sud-ovest di Amman. L'ultimo bilancio ufficiale è di nove morti. Il numero dei feriti varia secondo le fonti: 25 secondo la televisione di Stato citata dall'agenzia Belga, una quarantina secondo Reuters. Secondo Arab News, tra i feriti figurano anche musulmani, accanto ai fedeli cristiani.
Non è stata pubblicata alcuna rivendicazione. Reuters precisa che le autorità ritengono troppo presto per stabilire un legame con un gruppo noto. Il ministro dell'Interno, Mazen al-Faraya, ha indicato che i tre uomini sarebbero giordani e che nessun indizio mostrerebbe per ora legami con un'organizzazione straniera, pur giudicando questo punto prematuro.
L'attacco è descritto come senza precedenti contro i cristiani del regno, che rappresentano circa il 3 % di una popolazione di circa 11 milioni di abitanti, secondo Belga. Karak non è stata però risparmiata dalla violenza: nel 2016, un commando legato allo Stato islamico vi aveva ucciso quattordici persone intorno alla cittadella, ricorda il Christian Science Monitor.
Le posizioni in campo
Il potere giordano ha scelto la fermezza. Il re Abdallah II ha denunciato un attentato terroristico e promesso una risposta implacabile, secondo Reuters. Sono stati decretati tre giorni di lutto nazionale. Il primo ministro, Jafar Hassan, ha invitato a combattere l'ideologia takfiri tanto con le idee quanto con la sicurezza, riferisce Arab News, e il ministro dell'Interno dice di voler capire che cosa spinge i giovani verso l'estremismo.
La società giordana ha risposto con l'unità. Migliaia di persone hanno partecipato domenica ai funerali, alla presenza di ministri, responsabili locali e rappresentanti religiosi. Il sacerdote di San Giorgio, padre Theodoros Sweis, ha giudicato l'attacco contrario a ogni religione e ha messo in guardia contro la diffusione dell'odio sui social network.
All'estero, le condanne si sono moltiplicate. Parigi ha reagito con un comunicato del Quai d'Orsay, riportato dall'agenzia Anadolu:
La Francia condanna con la massima fermezza l'attacco terroristico — Ministero dell'Europa e degli Affari esteri
La diplomazia francese ha inoltre assicurato alle comunità cristiane il suo pieno sostegno. Secondo Cath.ch, anche autorità religiose cristiane e musulmane della regione hanno condannato l'attacco.
In Europa si confronteranno due letture. La prima insiste sulla persecuzione dei cristiani d'Oriente e chiede una protezione specifica, in nome di un legame storico che la Francia rivendica da tempo. L'argomento non è privo di fondamento: le comunità cristiane del Medio Oriente si sono ridotte per effetto delle guerre e del terrorismo. La seconda mette in guardia contro ogni lettura confessionale, che farebbe il gioco degli aggressori contrapponendo cristiani e musulmani là dove la società locale mostra la propria solidarietà.
L'analisi
Le due letture concordano su un punto: la Giordania è un pilastro di stabilità in una regione in fiamme, e questa stabilità è oggi sotto pressione. Il regno ha subito lanci di missili e droni legati alla guerra con l'Iran, ricorda il Christian Science Monitor, e teme gli effetti dell'instabilità in Cisgiordania. Accoglie numerosi rifugiati e dipende dal turismo, in particolare religioso. Un attacco contro una chiesa è quindi anche un attacco contro il modello giordano di convivenza.
Proteggere i cristiani d'Oriente non significa una diplomazia confessionale, ma sostenere Stati che garantiscano l'uguaglianza di tutti i loro cittadini. È la tradizione gollista: trattare con le nazioni, rispettarne la sovranità, difendere il diritto. La risposta della Giordania, che rifiuta le generalizzazioni e parla di unità nazionale, merita di essere sostenuta senza riserve.
Bisogna anche ascoltare l'avvertimento del ministro giordano. Se gli autori sono davvero giovani giordani senza legami accertati con l'estero, la questione non è soltanto di polizia. Riguarda l'istruzione, il lavoro, la radicalizzazione online e la speranza offerta a una gioventù esposta ogni giorno alle immagini della guerra. La sicurezza da sola non basta senza giustizia sociale e senza un orizzonte politico.
Conclusione
La Francia e l'Unione europea hanno un ruolo da svolgere. Possono rafforzare la cooperazione antiterrorismo con Amman, ma anche sostenere in modo duraturo l'economia giordana, l'accoglienza dei rifugiati e i programmi di prevenzione della radicalizzazione, invece di reagire solo al ritmo delle tragedie. La domanda resta aperta: saprà l'Europa aiutare i suoi partner del Medio Oriente prima che il prossimo attacco indebolisca ancora di più ciò che lì ancora regge?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
