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Seconda giornata contro il caro vita: il Conseil d'État decide, la libertà di manifestare resta da difendere

Sotto la protezione di 70.000 poliziotti e gendarmi, la Francia manifesta questo sabato contro il caro vita, tra divieti prefettizi e percorsi imposti. Il Conseil d'État ha rifiutato di censurare le parole di Emmanuel Macron, ricordando però che solo una decisione motivata, caso per caso, può limitare il diritto di manifestare.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 24 ottobre 2026 alle ore 14:28· 4 min di lettura
Le Conseil d'État, au Palais-Royal à Paris, en août 2009.
Le Conseil d'État, au Palais-Royal à Paris, en août 2009. — Credito : Photo : LPLT, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Una settimana dopo le violenze del 17 ottobre, la Francia vive questo sabato una seconda tappa della mobilitazione contro il caro vita in un clima inedito. Secondo il ministro dell'Interno Laurent Nuñez, citato da Europe 1, sono stati schierati 70.000 poliziotti e gendarmi, contro i 60.000 della settimana precedente. Secondo franceinfo, alle 13 erano stati effettuati 135 fermi su tutto il territorio, ed Euronews riferisce che il ministro non segnalava allora alcun incidente grave.

I fatti: una giornata inquadrata dai prefetti e dal giudice

Il quadro di questa giornata è stato fissato giovedì 22 ottobre all'Eliseo, al termine di un Consiglio di sicurezza. Come riferisce Public Sénat, Emmanuel Macron ha allora indicato una linea molto ferma.

La raccomandazione generale è che non ci siano manifestazioni nei prossimi giorni — Emmanuel Macron

Il capo dello Stato ha aggiunto che ai cortei sindacali sarebbero stati proposti percorsi alternativi, e che gli altri raduni sarebbero stati vietati «ovunque sia possibile». Ha definito gli eventi del 17 ottobre, che avevano riunito tra 550.000 e 800.000 persone secondo le cifre riportate dalla stampa, atti «politici e perfino sediziosi».

Diverse associazioni, tra cui la Ligue des droits de l'Homme e il Syndicat de la magistrature, insieme a sette partiti di sinistra (Les Écologistes, La France insoumise, il Parti socialiste, il Parti communiste, Debout, L'Après e Génération.s) si sono rivolti al Conseil d'État. Secondo L'Express, la giudice del procedimento d'urgenza ha respinto questi ricorsi venerdì sera. Il suo ragionamento è preciso: le parole del presidente non costituiscono né una decisione generale di divieto né un'istruzione ai prefetti, e ogni prefetto resta tenuto a valutare, raduno per raduno, il rischio di disordini.

Sul campo, i prefetti hanno fatto ampio uso di questo potere. Secondo Euronews e Noovo, ogni manifestazione è vietata dalle 10 alle 23 nel centro di Lione, dove più di 150 negozi erano stati danneggiati o saccheggiati il 17 ottobre. Nelle Bouches-du-Rhône, i raduni sono vietati nelle città con più di 10.000 abitanti, salvo eccezioni, e a Marsiglia è autorizzata una sola manifestazione. France Bleu indica che il centro di Bordeaux è chiuso ai cortei, compreso quello dell'intersindacale, e che la prefetta del Gard ha vietato ogni raduno. A Parigi, il tribunale amministrativo ha convalidato il nuovo percorso imposto dalla prefettura, da Porte d'Italie a Porte de Vincennes, al posto del percorso storico tra Bastille e Nation.

Le posizioni in campo

Il governo rivendica una logica di precauzione. Sébastien Lecornu ha giudicato elevato «il livello di minaccia», indicando l'ultrasinistra e la delinquenza, secondo Euronews. L'argomento merita di essere ascoltato: vetrine infrante, negozi svuotati e il municipio di Limoges incendiato non hanno nulla a che vedere con l'espressione democratica.

I sindacati, dal canto loro, contestano il metodo più che l'obiettivo di sicurezza. L'intersindacale ritiene che il cambio di percorso a Parigi crei, secondo le sue parole riportate da Euronews, «le condizioni del disordine piuttosto che quelle della distensione». A sinistra, i ricorrenti davanti al Conseil d'État denunciano un abuso di potere presidenziale. Esperti interpellati da Euronews mettono inoltre in dubbio che le violenze del 17 ottobre corrispondano al modus operandi abituale dell'ultrasinistra, il che invita alla prudenza sulle qualificazioni avanzate dall'esecutivo.

L'analisi: l'ordine repubblicano non si decreta a parole

La decisione del Conseil d'État non è una delega in bianco. Dice al contrario che la parola del presidente non ha, in diritto, valore di divieto. Il costituzionalista Benjamin Morel lo ricordava questa settimana su Public Sénat: un divieto generale di manifestare non è possibile. Il tribunale amministrativo di Parigi lo ha dimostrato il 22 ottobre annullando, poco prima del suo inizio, il divieto di un raduno studentesco. Il giudice svolge il suo ruolo di garante, ed è un bene.

Ma la questione politica rimane. Nella tradizione gollista, l'autorità dello Stato si misura dalla sua capacità di garantire insieme l'ordine e le libertà, non di sospendere le seconde in nome del primo. Quando interi dipartimenti chiudono i loro centri cittadini, il rischio è duplice: lasciar pensare che la strada appartenga ai vandali, e far pagare ai manifestanti pacifici, lavoratori, pensionati, liceali, le colpe di una minoranza violenta.

Soprattutto, questo dispositivo di sicurezza non risponde alla causa della rabbia. Il movimento si è costruito attorno al caro vita e a salari che non tengono il passo. Nessun divieto farà scendere il prezzo della spesa o degli affitti. Uno Stato forte è uno Stato che protegge i negozi il sabato e che apre, il lunedì, una vera trattativa sociale.

Conclusione: uscire dalla logica dello scontro

Senza attendere il bilancio della giornata, si può formulare una proposta: che ogni provvedimento di divieto sia motivato, pubblicato e limitato allo stretto necessario, e che il governo si impegni, parallelamente, a riunire sindacati e imprenditori su salari e potere d'acquisto entro la fine del mese. La Repubblica ha ancora i mezzi per conciliare la sicurezza di tutti e il diritto di ciascuno a farsi sentire? È la domanda che pone questo 24 ottobre.

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.