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Bulgaria, seguito: Iotova in testa per un soffio, l'astensione e il Mar Nero disegnano il ballottaggio

La presidente uscente, favorevole al dialogo con Mosca, precede solo di poco l'europeista Andrej Gjurov, in un contesto di astensione record. Il ballottaggio del 1° novembre dirà se Sofia resta un partner affidabile sul fianco orientale dell'Unione.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 25 ottobre 2026 alle ore 21:27· 4 min di lettura
Iliana Iotova remet à Andreï Guiourov le mandat de former un gouvernement intérimaire, à Sofia, le 12 février 2026.
Iliana Iotova remet à Andreï Guiourov le mandat de former un gouvernement intérimaire, à Sofia, le 12 février 2026. — Credito : Photo : Présidence de la République de Bulgarie (President.bg), CC BY 2.5 bg, via Wikimedia Commons

I fatti

Il primo turno delle elezioni presidenziali bulgare non ha designato un vincitore. Secondo gli exit poll e i conteggi paralleli pubblicati domenica sera, la presidente uscente, Iliana Iotova, è in testa con una quota compresa tra il 32,7 e il 36,5 % dei voti, davanti all'ex primo ministro ad interim Andrej Gjurov, accreditato tra il 31 e il 33,5 %. I due candidati si sfideranno al ballottaggio domenica 1° novembre, come riferiscono l'AFP e l'agenzia AP.

Il distacco è molto più ridotto del previsto. L'ultimo sondaggio di Alpha Research, realizzato la settimana precedente, dava alla presidente uscente quasi tredici punti di vantaggio. Domenica sera l'agenzia pubblica BTA ha pubblicato cinque conteggi paralleli: quattro collocano Iliana Iotova in testa, con un vantaggio compreso tra 1,9 e 5,5 punti, mentre l'istituto Market Links dà Andrej Gjurov leggermente avanti, al 33,5 % contro il 32,7 %. Il nazionalista filorusso Kostadin Kostadinov, leader del partito Vazrazhdane, otterrebbe circa il 12,5 % dei voti secondo le stesse stime. I risultati ufficiali della Commissione elettorale centrale devono ancora arrivare.

L'altro dato saliente è l'astensione. Secondo la BTA, l'affluenza era del 16,04 % alle 16, contro il 24,12 % alla stessa ora nelle presidenziali del 2021. Gli istituti Alpha Research e Myara la stimavano a poco più del 21 % in prima serata, secondo la radio pubblica BNR e il Sofia Globe. L'agenzia AP parla di un'affluenza ai minimi storici. Eppure la legge bulgara richiede sia la maggioranza dei voti sia un'affluenza superiore al 50 % perché un candidato sia eletto al primo turno.

Le posizioni in campo

Iliana Iotova, ex giornalista, ex eurodeputata socialista e vicepresidente per quasi dieci anni, è succeduta a gennaio a Rumen Radev, diventato nel frattempo primo ministro. È sostenuta dal suo partito, Bulgaria progressista, e dai socialisti. Secondo l'AFP, si presenta come una "presidente della pace", resta legata all'Unione europea e alla NATO, ma critica la prosecuzione degli aiuti militari all'Ucraina e chiede negoziati tra Mosca e Kiev. Mette inoltre in primo piano la povertà e le disuguaglianze regionali, problemi molto concreti in uno dei paesi più poveri dell'Unione.

Questo discorso ha una sua coerenza e parla a una parte dell'elettorato bulgaro, storicamente vicino alla Russia e stanco di una guerra che pesa sulla sua economia. Sarebbe ingiusto ridurlo a una semplice compiacenza verso il Cremlino.

Andrej Gjurov, ex vicegovernatore della banca centrale, è sostenuto dalle formazioni filoccidentali Continuiamo il cambiamento e Bulgaria democratica. Secondo Anadolu, ha firmato con Kiev un accordo di cooperazione in materia di sicurezza quando guidava il governo ad interim. Secondo l'AP, ha dichiarato di volere che la Bulgaria abbia "una voce propria in Europa".

L'analisi

Il deludente risultato della presidente uscente si deve probabilmente in gran parte al Mar Nero. Il 6 e il 13 ottobre, ricorda l'AFP, quattro navi mercantili sono state colpite da droni al largo delle coste bulgare, e 21 persone risultano disperse. Rumen Radev ha convocato l'ambasciatrice russa ritenendo che quegli attacchi servissero gli interessi di Mosca, senza indicare formalmente un colpevole per mancanza di prove. Citato dall'AFP, il politologo Teodor Slavev vede nel risultato uno "schiaffo elettorale sonoro" per l'esecutivo, la cui risposta alle minacce russe sarebbe apparsa poco convincente.

È la lezione principale di questo primo turno: quando è in gioco la sicurezza nazionale, l'ambiguità si paga. Invocare la pace è legittimo, e l'Europa sbaglierebbe a disprezzare l'aspirazione alla fine dei combattimenti. Ma una pace duratura presuppone il rispetto del diritto internazionale e della sovranità degli Stati, proprio ciò che gli attacchi contro navi civili minacciano. Un capo di Stato deve poter dire chiaramente chi minaccia le sue coste quando i fatti sono accertati, ed esigere un'indagine quando non lo sono.

L'astensione massiccia è l'altro segnale, e non riguarda solo la Bulgaria. Dopo una serie di elezioni anticipate negli ultimi anni, gran parte dei bulgari non crede più che il proprio voto cambi qualcosa. L'istituto Myara contrappone una Bulgaria "conservatrice, popolare e rivolta a Est" a una Bulgaria "occidentale, elitaria e liberale". L'Europa conosce bene questa frattura sociale e territoriale, anche in Francia.

Conclusione

Il presidente bulgaro ha poteri soprattutto protocollari, ma rappresenta il paese, nomina i governi ad interim ed è il comandante delle forze armate. La scelta del 1° novembre dirà se Sofia resta un partner affidabile sul fianco orientale dell'Unione, nel momento in cui il Mar Nero diventa una linea del fronte.

Per la Francia e l'Europa, la risposta non può limitarsi a sperare nel risultato giusto. Se l'Unione vuole che i bulgari guardino a Occidente, deve dimostrare loro che li protegge, rafforzando concretamente la sicurezza marittima nel Mar Nero, e che li aiuta a colmare il loro ritardo sociale. La domanda resta aperta: l'Europa saprà convincere chi non vota più prima di cercare di convincere chi dubita di lei?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.