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Rabbia sociale in Europa: l'Italia risponde per decreto, i giovani aspettano risposte

Questo sabato, da Milano a Lisbona e da Madrid a Tirana, sono annunciati cortei contro il carovita e la crisi degli alloggi. In Italia il governo Meloni ha scelto di inasprire la legge penale, una strada che solleva interrogativi fino a Parigi.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 24 ottobre 2026 alle ore 12:31· 5 min di lettura
Manifestation pour le droit au logement à Lisbonne, le 30 septembre 2023.
Manifestation pour le droit au logement à Lisbonne, le 30 septembre 2023. — Credito : Photo : BlitzkriegBoop, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Questo sabato 24 ottobre la Francia non è la sola a scendere in piazza. Da Milano a Lisbona, da Madrid a Tirana, sono annunciati cortei una settimana dopo la giornata del 17 ottobre, che aveva unito mobilitazione di massa e violenze in diversi Paesi. Ovunque lo stesso sfondo: difficoltà ad arrivare a fine mese, alloggi a prezzi proibitivi e una gioventù che dice di non vedere più un futuro. In Italia il governo di Giorgia Meloni ha scelto di rispondere innanzitutto con la legge penale. Una scelta che potrebbe ispirare altre capitali, Parigi compresa.

I fatti: una settimana di rabbia, un ottavo decreto

Secondo Toute l'Europe, questo sabato sono previste nuove manifestazioni a Milano e in altre città italiane, su iniziativa di un movimento chiamato «17 ottobre» e organizzato sui social network. In Portogallo il collettivo «Camp de Lisbonne» manifesta contro la speculazione immobiliare, quattro giorni dopo lo sgombero di accampamenti a Lisbona e Porto che si era concluso con 55 fermi. A Madrid un corteo nazionale in difesa delle pensioni pubbliche deve partire da Atocha a mezzogiorno. In Albania studenti universitari e liceali manifestano ogni giorno dal 13 ottobre e chiedono le dimissioni del primo ministro Edi Rama.

Il bilancio della settimana scorsa è pesante. Secondo un dispaccio dell'AFP ripreso da Boursorama, le autorità albanesi hanno registrato 167 arresti e 132 agenti feriti in cinque giorni, e per la prima volta sono stati usati proiettili di gomma. A Milano circa 5.000 persone hanno sfilato il 17 ottobre, secondo Le Petit Journal, prima che scoppiassero saccheggi e incendi ai margini del corteo.

La risposta italiana è stata rapida. Il 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto descritto da Al Jazeera: creazione di un reato di «partecipazione violenta» a una manifestazione, punito con cinque anni di carcere e 20.000 euro di multa; possibilità di trattenere in detenzione amministrativa minori dai 14 ai 18 anni ritenuti pericolosi, anche senza reato commesso; responsabilità economica dei genitori per i danni causati dai figli; fino a dodici anni di carcere per chi organizza violenze tramite i social network. Cinquecento militari sono inoltre schierati a Milano fino alla fine dell'anno. Come riferisce La Libre Belgique questo sabato, si tratta dell'ottavo decreto sicurezza dall'arrivo di Giorgia Meloni al potere. È accompagnato da 175 milioni di euro per gli autotrasportatori, gli agricoltori e i pescatori che bloccano il sud del Paese.

Le posizioni in campo

Bisogna ascoltare l'argomento del governo italiano. Negozi sono stati saccheggiati, agenti feriti, e nessuno Stato può tollerare che la violenza si installi nelle sue città. Lo slogan della presidente del Consiglio, «Chi rompe paga», trova un'eco reale in un'opinione pubblica stanca dei danneggiamenti. La sindaca di Genova, Silvia Salis, riconosce lei stessa, secondo Al Jazeera, che le violenze di Milano e Torino miravano solo alla distruzione.

Ma i limiti di questa strategia sono già evidenti. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rifiutato, secondo La Libre e Al Jazeera, di concedere ai soldati poteri di polizia giudiziaria, come quello di fermare i manifestanti. L'ex presidente del Consiglio e della Commissione europea Romano Prodi, citato da La Libre, ritiene che un ottavo decreto segni il fallimento dei sette precedenti. L'associazione Antigone, che difende i diritti dei detenuti, teme secondo Al Jazeera un aggravarsi del sovraffollamento carcerario, mentre la popolazione detenuta è già aumentata di oltre il 17 % in quattro anni secondo i dati governativi.

L'analisi: l'ordine senza giustizia non regge

Il cuore del problema non è di ordine pubblico. Un'analisi di Euronews basata sui dati Eurostat mostra che i prezzi alimentari sono aumentati del 34 % nell'Unione europea tra agosto 2021 e agosto 2026. Il potere d'acquisto alimentare del salario minimo è sceso del 5 % in Spagna e del 4 % in Francia. In Italia, sempre secondo Al Jazeera, il costo delle spese correnti è salito del 68 % dal 2000, mentre il salario medio a tempo pieno calava di quasi il 5 %.

Davanti a cifre simili, una tradizione gollista del senso dello Stato dovrebbe ricordare un'evidenza: l'autorità non si decreta, si conquista. Uno Stato forte è quello che protegge, non solo quello che punisce. Trattenere adolescenti senza reato, far pagare famiglie già fragili, installare stabilmente blindati in una metropoli europea: sono segnali che rischiano di alimentare la sfiducia che pretendono di combattere. Lo storico Gregorio Sorgona, intervistato da Al Jazeera, teme del resto che il decreto possa intensificare la protesta.

La Francia è direttamente coinvolta. Il ministero dell'Interno mobilita 70.000 poliziotti e gendarmi questo sabato, ed Emmanuel Macron ha annunciato che i raduni non dichiarati dai sindacati saranno vietati «ovunque sia possibile», secondo Toute l'Europe. La tentazione di seguire la via italiana esiste. Sarebbe un errore se prendesse il posto di una vera politica.

Conclusione: una risposta europea a una rabbia europea

Quando la stessa rabbia si esprime nello stesso momento in sei o sette Paesi, smette di essere una questione nazionale. L'Unione europea dispone di strumenti, dal Fondo sociale europeo alla Garanzia giovani, e sta preparando il suo prossimo quadro finanziario. Potrebbe fare dell'alloggio a prezzi accessibili e del potere d'acquisto dei giovani una priorità esplicita, al pari della difesa o della competitività. La domanda è ormai posta ai leader europei: sapranno rispondere a questa generazione con qualcosa di diverso dai decreti sicurezza?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

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