Sinistra: Glucksmann organizza la sua campagna, comincia la battaglia del voto utile contro Mélenchon
Secondo Public Sénat, il senatore socialista Alexandre Ouizille dovrebbe assumere la direzione della campagna presidenziale di Raphaël Glucksmann. Quindici giorni dopo primarie vinte nettamente, il candidato socialdemocratico deve ora riunire i socialisti e contendere a Jean-Luc Mélenchon il ruolo di primo candidato della sinistra.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Quindici giorni dopo la vittoria alle primarie della sinistra socialdemocratica, Raphaël Glucksmann sta mettendo in piedi la squadra che dovrà portarlo fino al primo turno. Secondo un'informazione di Public Sénat pubblicata lunedì 26 ottobre, il senatore socialista dell'Oise Alexandre Ouizille dovrebbe diventare il suo direttore di campagna. La scelta non è secondaria: dice molto del metodo adottato e della sfida che attende il candidato.
I fatti
Secondo Public Sénat, diverse fonti socialiste confermano la nomina di Alexandre Ouizille, 38 anni, la cui ufficializzazione era attesa nei prossimi giorni. Il senatore ricopriva già il ruolo di direttore della comunicazione di Raphaël Glucksmann durante le primarie. È considerato molto vicino a Boris Vallaud, presidente del gruppo socialista all'Assemblea nazionale, di cui aveva diretto la campagna in occasione dell'ultimo congresso del PS. Al Senato si è fatto conoscere come relatore della commissione d'inchiesta sulle acque in bottiglia, dopo il caso Nestlé Waters. Sempre secondo Public Sénat, la squadra dovrà essere completata da direttori aggiunti, non ancora nominati.
Questa scelta arriva dopo primarie nette. Come ha riferito l'AFP, Raphaël Glucksmann ha vinto al primo turno, l'11 ottobre, con il 66,17 % dei voti, ossia 79 613 suffragi, su 120 787 votanti. Il primo segretario del PS, Olivier Faure, ha ottenuto il 14,46 %, e Ségolène Royal il 7,6 %.
Cosa dicono i sondaggi
Prima delle primarie, la posizione di Raphaël Glucksmann era stabile ma insufficiente. LCP, che ha raccolto i sondaggi di settembre e ottobre, lo collocava tra il 10 e il 14 % a seconda degli istituti e delle ipotesi. Nel sondaggio Toluna-Harris Interactive realizzato dal 5 all'8 ottobre, Jean-Luc Mélenchon raggiungeva il 18-19 % e si qualificava per il secondo turno contro Marine Le Pen in tutti gli scenari testati. L'Ifop dava la candidata del RN al 32 % al primo turno.
La vittoria alle primarie sembra aver dato un primo slancio. Secondo un sondaggio OpinionWay per Les Échos e Radio Classique, realizzato il 13 e 14 ottobre e citato da Euronews, Raphaël Glucksmann otterrebbe il 15 % delle intenzioni di voto in uno degli scenari, e il 16 % se Gabriel Attal rappresentasse il blocco centrale. Un sondaggio isolato non fa una tendenza, e il divario con il leader della France insoumise resta da confermare nelle prossime rilevazioni.
Le posizioni in campo
La strategia della squadra di Glucksmann, così come la descrive Public Sénat, si articola in due tempi: attirare prima l'elettorato ecologista, poi presentarsi come il candidato di sinistra meglio piazzato per battere l'estrema destra. Uno stratega socialista riassume la posta in gioco alla rete parlamentare:
«Jean-Luc Mélenchon, ce n'est pas le vote utile» (Jean-Luc Mélenchon non è il voto utile) — uno stratega socialista, citato da Public Sénat
Gli insoumis possono opporre l'argomento contrario. Ai loro occhi, i sondaggi che qualificano Jean-Luc Mélenchon per il secondo turno depongono a favore di lui come alternativa più credibile. Questo argomento merita di essere preso sul serio: una parte dell'elettorato di sinistra si è riconosciuta in un programma di rottura, e non si lascerà convincere da semplici appelli alla ragione.
Resta un fronte interno. Public Sénat sottolinea che il candidato deve ancora riunire tutta la famiglia socialista, compresi i vicini a Olivier Faure, che lo hanno combattuto duramente durante le primarie. La scelta di una persona vicina a Boris Vallaud può essere letta come un segnale rivolto all'intero partito. Da sola non basterà.
L'analisi
La questione del voto utile domina già questa campagna, ed è una cattiva notizia se si riduce a un calcolo. Una sinistra che parlasse solo in percentuali di qualificazione dimenticherebbe l'essenziale: i francesi si aspettano risposte sul carovita, la scuola, l'ospedale e il debito, in un paese scosso da diverse settimane da mobilitazioni sociali.
Il voto utile, nel senso gollista del termine, non è un'aritmetica. È la capacità di riunire al di là del proprio campo per governare il paese, tenendo insieme giustizia sociale e senso dello Stato. Su questo terreno, la socialdemocrazia ha dei punti di forza: un chiaro attaccamento all'Europa e al diritto internazionale, una cultura di governo, un rifiuto degli eccessi. Ma porta anche il peso di un passato in cui le sue promesse di giustizia sociale hanno spesso ceduto davanti al rigore di bilancio. Questo passivo spiega probabilmente una parte della diffidenza che una frazione dell'elettorato popolare le dimostra ancora.
L'esperienza parlamentare di Alexandre Ouizille sulle acque in bottiglia ricorda del resto che un eletto può farsi sentire difendendo l'interesse generale di fronte ai grandi gruppi. È su questo tipo di battaglia concreta, più che sulle dispute di apparato, che si giocherà la credibilità della campagna.
Conclusione
Raphaël Glucksmann dispone ormai di una legittimità, di una squadra in costruzione e di un primo segnale positivo nei sondaggi. Gli resta l'essenziale: un progetto con cifre precise che risponda alla rabbia sociale senza rinunciare all'equilibrio dei conti pubblici. La sinistra socialdemocratica saprà convincere con le sue proposte piuttosto che con la sola paura dell'estrema destra? Solo a questa condizione l'argomento del voto utile smetterà di essere uno slogan per diventare una scelta.
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
