Gas a 100 euro: a Lussemburgo l'Europa si prepara a un inverno caro, la solidarietà deve venire prima della disputa sulle competenze
I ministri europei dell'Energia si riuniscono questo giovedì mentre il prezzo del gas ha superato i 100 euro al megawattora e le scorte sono ai minimi. Tra la Commissione, che vuole alleggerire la bolletta elettrica, e il Senato francese, che difende la competenza nazionale sulle tariffe di rete, la Francia deve trovare la sua linea prima dei primi freddi.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese
I ministri dell'Energia dei Ventisette si riuniscono questo giovedì 29 ottobre a Lussemburgo con una cifra in testa: 100 euro. Secondo Euronews, il contratto TTF olandese, riferimento del gas europeo per consegna il mese successivo, ha raggiunto 100,37 euro al megawattora mercoledì pomeriggio, per la prima volta dal dicembre 2022. Prima dell'inizio della guerra in Iran, a fine febbraio, era scambiato intorno ai 32 euro.
I fatti
La riunione è dedicata alla sicurezza dell'approvvigionamento in vista dell'inverno 2026-2027, secondo Agence Europe, che precisa che questa parte è discussa a porte chiuse, mentre la sessione pubblica è dedicata alle tariffe di rete elettrica. La radiotelevisione irlandese RTÉ ricorda il contesto: le guerre in Iran, in Ucraina e nello Yemen hanno danneggiato raffinerie e perturbato i flussi che passano per il Mar Nero, il Mar Rosso e lo stretto di Hormuz.
Le scorte preoccupano. Secondo i dati dell'agenzia europea ACER ripresi da Euronews, le riserve di gas dell'Unione erano piene al 75% al 21 ottobre, contro l'83% di un anno prima secondo RTÉ. Agence Europe indica che l'obiettivo di riempimento è stato abbassato dal 90% all'80%, da raggiungere entro il 1° dicembre, grazie alla flessibilità prevista dal regolamento europeo. L'ACER stima inoltre che la guerra abbia fatto salire la bolletta delle importazioni di gas dell'Unione da 18 a 33 miliardi di euro.
Il commissario all'Energia, Dan Jørgensen, non minimizza nulla. Secondo RTÉ, ha affermato che l'Europa si trova in una situazione «molto grave», insistendo meno sul rischio di carenza che sul prezzo.
Ora siamo in una situazione molto grave — Dan Jørgensen, commissario europeo per l'Energia
Le posizioni in campo
La presidenza irlandese ha sottoposto tre domande ai ministri, riferisce Agence Europe: come prepararsi a una chiusura parziale o totale e duratura dello stretto di Hormuz, se occorra prevedere misure di riduzione della domanda a livello europeo e come rendere le infrastrutture più resistenti ai rischi climatici dopo le ondate di calore e la siccità dell'estate.
La Commissione, dal canto suo, spinge la sua proposta del 17 luglio volta a ridurre i costi del sistema elettrico. Secondo RTÉ, prevede in particolare di abbassare le bollette con una riforma della fiscalità e degli oneri di rete, in modo che l'elettricità non sia tassata più del gas. L'idea è semplice: incoraggiare l'elettrificazione e quindi ridurre la dipendenza dagli idrocarburi importati. Bruxelles ha anche avviato colloqui con i raffinatori europei per aumentarne la produzione, secondo la stessa fonte.
Alcuni Stati hanno scelto la via dell'intervento diretto. La testata specializzata Contexte riferisce che una lobby del settore ha esortato i ministri a non imitare il tetto italiano al prezzo dell'elettricità prodotta da gas, segno che la tentazione di regolare i prezzi guadagna terreno e suscita resistenze.
In Francia, la critica viene dal Parlamento. Il 27 ottobre il Senato ha adottato una risoluzione che esprime un parere motivato sulla conformità della proposta della Commissione al principio di sussidiarietà, su iniziativa del senatore Daniel Gremillet a nome della commissione per gli affari europei, come indica il sito del Senato. Secondo l'analisi pubblicata dallo studio legale Kohen Avocats, i senatori sostengono l'obiettivo di bollette più basse ma rifiutano che il metodo di calcolo delle tariffe di rete sia fissato con atti delegati della Commissione, mentre in Francia queste tariffe spettano alla Commissione di regolazione dell'energia. Contestano inoltre la regola fiscale su elettricità e gas, che a loro avviso richiederebbe l'unanimità, e l'idea di priorità europee per gli allacciamenti alla rete.
L'analisi
Entrambe le parti hanno in parte ragione. La Commissione ha ragione a volere che l'elettricità, in Francia ampiamente decarbonizzata, costi meno del gas importato: è una scelta di sovranità quanto di ecologia. Il Senato ha ragione a ricordare che la tariffa di trasporto è uno strumento di perequazione, che garantisce che una famiglia rurale paghi la rete allo stesso prezzo di una famiglia urbana. Questo principio di uguaglianza territoriale è una conquista del servizio pubblico alla francese, e non deve dissolversi in un metodo armonizzato deciso lontano dagli eletti.
Ma il calendario cambia la natura del dibattito. Con un gas tre volte più caro rispetto a prima della guerra e scorte basse, la priorità di questo inverno non è la ripartizione delle competenze: è la protezione delle famiglie a basso reddito e delle imprese esposte. Una lunga disputa giuridica tra Parigi e Bruxelles lascerebbe campo libero a soluzioni nazionali sparse, in cui ogni paese protegge i propri consumatori a scapito dei vicini in un mercato comune.
La Francia ha i mezzi per svolgere un ruolo trainante. Il suo parco nucleare e idroelettrico la rende meno dipendente dal gas per la propria elettricità. Può quindi sostenere allo stesso tempo acquisti congiunti di gas naturale liquefatto, una riduzione coordinata e volontaria della domanda e uno scudo sociale mirato, finanziato in parte da un contributo sulle rendite straordinarie del settore, anziché aiuti generalizzati che avvantaggiano anzitutto i maggiori consumatori.
Conclusione
L'Europa ha già attraversato l'inverno del 2022 improvvisando. Ha imparato che la solidarietà tra Stati costa meno della concorrenza per gli stessi carichi. La Francia può difendere la perequazione tariffaria e la competenza del proprio regolatore sostenendo al tempo stesso l'obiettivo europeo di un'elettricità meno tassata. La domanda posta ai ministri riuniti a Lussemburgo è semplice: sapranno decidere, prima dei primi freddi, chi sarà protetto per primo se lo stretto di Hormuz resterà chiuso?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
