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Moody's risparmia la Francia: una proroga condizionata alla coesione

Contro ogni previsione, venerdì sera Moody's ha mantenuto il rating della Francia ad Aa3, con prospettive negative. L'agenzia pone le sue condizioni: un bilancio 2027 che riduca il deficit e un allentamento delle tensioni sociali, il che fa dell'equità dello sforzo una questione di credibilità finanziaria.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 24 ottobre 2026 alle ore 10:27· 4 min di lettura
Le ministère de l'Économie et des Finances et le pont de Bercy, à Paris, en mai 2015.
Le ministère de l'Économie et des Finances et le pont de Bercy, à Paris, en mai 2015. — Credito : Photo : Fred Romero, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Il declassamento era atteso, ma non è arrivato. Venerdì 23 ottobre sera, l'agenzia Moody's ha scelto di non toccare il rating del debito francese, che resta ad Aa3 con prospettive negative, secondo un dispaccio dell'AFP ripreso da Allnews. La notizia è arrivata al termine di una settimana in cui l'Assemblea nazionale ha respinto la parte delle entrate del bilancio della Previdenza sociale e in cui il Paese si preparava a una nuova giornata di mobilitazione sotto stretta sorveglianza.

I fatti

Moody's ha precisato che la sua pubblicazione "non annuncia un'azione di rating", riferisce RFI. In altre parole, l'agenzia non alza né abbassa il voto: aspetta. E dice chiaramente che cosa aspetta. Secondo l'AFP, il rating attuale si basa su tre ipotesi: l'approvazione di un bilancio 2027 che riduca il deficit, una certa moderazione dei costi di finanziamento e un allentamento delle tensioni sociali nei prossimi mesi.

Il contesto rende la decisione notevole. Secondo l'Agence France Trésor, che pubblica l'elenco ufficiale dei rating dello Stato, Fitch e S&P classificano già la Francia ad A+, un gradino sotto Moody's. Un declassamento avrebbe quindi allineato le tre grandi agenzie, come sottolineavano Le Figaro e L'Opinion venerdì sera. L'agenzia canadese DBRS, dal canto suo, mantiene una AA con prospettive negative dal 18 settembre.

Il bilancio su cui Moody's fonda la sua scommessa è quello presentato da Sébastien Lecornu a settembre. Secondo Public Sénat, prevede uno sforzo di circa 54 miliardi di euro, pari a 1,8 punti di PIL, "nella stabilità fiscale". Senza misure correttive, il deficit si avvicinerebbe al 6,5% del PIL nel 2027, secondo il primo ministro. Con il suo piano scenderebbe al 4,8%, o al 5% includendo nuove spese per la difesa. Per il 2026, l'obiettivo del 5% non sarà raggiunto: il governo promette di restare sotto il 5,5%.

Le posizioni in campo

Il governo vi vede una vittoria di metodo. Sébastien Lecornu ha salutato su X una decisione che "smentisce i pronostici declinisti", secondo l'AFP. Ha ringraziato le forze politiche che, senza maggioranza, hanno accettato di discutere il bilancio secondo un calendario normale, e ha fissato la rotta: un bilancio approvato entro la fine dell'anno, con un deficit riportato al 5% del PIL. Il suo argomento è semplice: la credibilità finanziaria della Francia si gioca in Parlamento, e il Paese ha ancora una strada per rassicurare i suoi creditori.

A destra si ricorda che questa proroga non risolve nulla. Durante il dibattito sul bilancio della Previdenza sociale, la deputata Justine Gruet ha giudicato che l'imperativo di risanamento dei conti non fosse rispettato, come ha riferito LCP. Il peso del debito aumenta, e ogni punto di tasso in più grava su tutti gli altri bilanci.

A sinistra, la critica riguarda la ripartizione dello sforzo. In Senato, il presidente del gruppo socialista Patrick Kanner ha rimproverato al governo scelte ingiuste per i più modesti, e ha ritenuto che pensionati, lavoratori dipendenti, dipendenti pubblici, malati e studenti pagherebbero ancora il conto, secondo Public Sénat. I socialisti chiedono maggiori entrate, attraverso la tassa Zucman sui patrimoni più elevati o il ripristino dell'imposta sul patrimonio (ISF). Il primo ministro ha risposto che "tutte le tasse Zucman del mondo" non eviterebbero il dibattito sulla spesa pubblica.

L'analisi

Questa decisione non è una promozione. È una proroga condizionata, e le sue condizioni meritano di essere lette con attenzione. Un'agenzia di rating colloca esplicitamente la pace sociale tra i criteri di solidità della firma francese. La questione della coesione nazionale non è quindi più soltanto morale o politica: diventa finanziaria.

Questo dovrebbe far riflettere tutti gli schieramenti. Chi pensa di poter risanare i conti chiedendo il grosso dello sforzo ai pensionati modesti, ai dipendenti pubblici e ai malati sbaglia diagnosi: un bilancio percepito come ingiusto alimenta la rabbia, e la rabbia fa salire i tassi. Anche chi pensa di poter ignorare il debito sbaglia: un Paese che dipende dai suoi creditori perde una parte della propria sovranità. Il generale de Gaulle lo aveva capito nel 1958, quando il risanamento finanziario accompagnava la restaurazione dello Stato.

La proroga arriva peraltro in un giorno di mobilitazione tesa. Secondo l'AFP, sabato sono schierati 70.000 poliziotti e gendarmi, contro 60.000 il 17 ottobre. Un intervento pubblicato da Libération sostiene che, a sei mesi dalle elezioni presidenziali, il potere risponda alla crisi sociale più con l'ordine che con il dialogo. Si può discutere questo giudizio. Non si può negare che il debito e la piazza siano ormai legati.

Conclusione

Il governo ha a disposizione qualche settimana. Può usarle per forzare la mano o per costruire un compromesso. La seconda via richiede un gesto: coinvolgere nello sforzo chi ne ha più i mezzi, con un contributo temporaneo dei patrimoni più elevati, in cambio di una tutela reale delle pensioni piccole e medie e dei servizi pubblici. Sarebbe un bilancio di risanamento e di coesione insieme. Resta da vedere se le forze politiche, con l'avvicinarsi del 2027, sapranno anteporre l'interesse del Paese ai propri calcoli. È questa, in fondo, l'unica valutazione che conta.

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.