«Primarie dei democratici»: Attal respinto dal centro e dalla destra, manca prima di tutto una base comune
Mercoledì, su TF1, Gabriel Attal ha proposto grandi primarie dalla sinistra socialdemocratica alla destra repubblicana per evitare un duello LFI-RN alle presidenziali. Édouard Philippe, Bruno Retailleau e la sinistra hanno declinato, ma la questione che solleva merita più di un secco rifiuto.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Gabriel Attal ha scelto il telegiornale di TF1, la sera di mercoledì 28 ottobre, per lanciare quelle che chiama «grandi primarie dei democratici». Secondo l'AFP, il candidato di Renaissance all'elezione presidenziale vuole così evitare un ballottaggio tra La France insoumise e il Rassemblement national, un duello dal quale il Paese, ha detto, «non si riprenderebbe». Ventiquattro ore dopo, l'idea ha raccolto soprattutto rifiuti.
I fatti
Secondo Sud Radio, la proposta riprende la carta dei valori sostenuta da Hervé Morin e il calendario abbozzato da François Bayrou: un voto entro la fine di gennaio, aperto dietro un contributo simbolico di uno o due euro. Il perimetro resta vago. Riguarderebbe i candidati legati ai valori repubblicani, all'autorità, alla laicità, alla costruzione europea e alla competitività, e che rifiutano qualsiasi alleanza con gli estremi. LCP riferisce che tre personalità sono state sollecitate direttamente: Édouard Philippe, Bruno Retailleau e David Lisnard. Interpellato sul rifiuto di Édouard Philippe, Gabriel Attal ha ritenuto, secondo l'AFP, che chi resterà in disparte porterà una parte di responsabilità nella divisione.
Il contesto chiarisce l'iniziativa. Un sondaggio Ifop-Fiducial per Sud Radio, pubblicato il 21 ottobre, attribuisce a Gabriel Attal il 5 % delle intenzioni di voto se Édouard Philippe resta in corsa, e il 13 % se si ritira. Bruno Retailleau oscilla tra il 5 e il 7 %. Il dibattito non è nuovo: già a giugno, Public Sénat riferiva che Édouard Philippe aveva stabilito su France 5 che le primarie «non avranno luogo», e che un senatore di Horizons vedeva piuttosto nei sondaggi d'autunno l'arbitro naturale del blocco centrale.
Le posizioni in campo
Le reazioni, raccolte da LCP, sono quasi tutte negative. Maud Bregeon, portavoce del governo e sostenitrice di Édouard Philippe, ha confidato su BFMTV di non aver capito bene la proposta, chiedendosi chi immagini seriamente Raphaël Glucksmann e Bruno Retailleau in gara nelle stesse primarie. L'entourage del presidente dei Républicains ha giudicato il progetto, parlando con l'AFP, «nato morto», vedendovi la promessa di altri cinque anni di «allo stesso tempo». Laurent Marcangeli, per Horizons, ha denunciato su X un «allo stesso tempo» giudicato «tanto confuso quanto azzardato». Secondo Sud Radio, anche l'entourage di Dominique de Villepin ha cortesemente declinato.
A sinistra, il presidente del gruppo socialista Boris Vallaud ha ironizzato su X:
telemarketing a freddo — Boris Vallaud
Il campo di Raphaël Glucksmann, designato candidato della sinistra socialdemocratica al termine delle proprie primarie, aveva già respinto all'inizio di ottobre una prima mano tesa, definita una mossa di comunicazione, come riportava Brut con l'AFP. Solo David Lisnard ha accolto favorevolmente l'idea: sostiene da due anni primarie aperte e ora esorta a fare in fretta. Hervé Morin, promotore di una petizione in tal senso a fine agosto, ritiene da parte sua che ci sia ancora il tempo per organizzarle.
Bisogna ascoltare con lealtà gli argomenti degli scettici. Le primarie presuppongono una base comune, ed è difficile vedere quale potrebbe unire la socialdemocrazia e la destra di Bruno Retailleau, che divergono profondamente sia sul fisco sia sull'immigrazione. Possono anche mettere a nudo divisioni che una campagna faticherebbe poi a ricomporre. Infine, il politologo Brice Soccol, citato da Sud Radio, vi vede un «salvagente» per un candidato distanziato.
L'analisi
Queste obiezioni sono serie. Ma non rispondono alla domanda posta. La dispersione del centro e della destra repubblicana è un fatto che tutti riconoscono, e il rifiuto di qualsiasi regola comune equivale ad affidare l'arbitraggio ai soli sondaggi, cioè all'opinione del momento piuttosto che al voto dei cittadini. Le primarie della sinistra socialdemocratica hanno dimostrato che un simile esercizio può designare un candidato e chiarire un campo.
La debolezza della proposta di Attal sta altrove. Parte da una paura, il duello tra LFI e RN, senza dire attorno a cosa ci si dovrebbe riunire. Eppure mettere sullo stesso piano queste due formazioni non basta a fondare un progetto, e una parte della sinistra contesta del resto questa simmetria. La tradizione gollista e chiracchiana insegna altro: nel 2002, l'unione repubblicana si è fatta sui valori, non su una meccanica elettorale. E quando Jacques Chirac parlava di «frattura sociale» nel 1995, indicava anzitutto ciò che danneggiava la coesione del Paese.
Una base che non dicesse nulla della giustizia fiscale, della difesa dei servizi pubblici o della transizione ecologica rischierebbe di riunire soltanto chi è già convinto. Al contrario, una carta che facesse dell'ospedale, della scuola e dell'equità davanti al fisco impegni comuni avrebbe una possibilità di parlare agli elettori tentati dall'astensione o dagli estremi.
Conclusione
Le «primarie dei democratici» sembrano oggi partite male, per mancanza di partner. Hanno almeno il merito di porre una domanda che il blocco centrale e la destra repubblicana non potranno eludere a lungo: su quale contratto sociale intendono chiedere la fiducia dei francesi? Prima di discutere del metodo di designazione, i candidati farebbero bene a pubblicare questa base. Se nessun accordo è possibile sull'essenziale, nessuna primaria lo creerà. Se lo è, la questione del metodo diventerà secondaria.
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
