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Starlink in Ucraina: Musk ammette la limitazione, l'Europa deve uscire dalla sua dipendenza spaziale

Elon Musk ha ammesso che SpaceX ha limitato Starlink in Ucraina, accusando Kiev di aver violato le condizioni d'uso, cosa che l'Ucraina contesta. L'episodio ricorda agli europei che un esercito alleato, equipaggiato in parte con i loro fondi, dipende da una decisione presa oltreoceano.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 26 ottobre 2026 alle ore 17:26· 4 min di lettura
Un soldat des Forces de soutien ukrainiennes installe un terminal Starlink, juillet 2022.
Un soldat des Forces de soutien ukrainiennes installe un terminal Starlink, juillet 2022. — Credito : Photo : Support Forces of Ukraine Command, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

La rete è tornata, la domanda resta. Sabato 24 ottobre l'Ucraina ha annunciato di aver ritrovato una connessione stabile a Starlink e a Starshield, la sua versione militare, dopo diversi giorni di limitazioni che hanno disturbato i suoi droni al fronte. Lo stesso giorno Elon Musk ha riconosciuto su X che SpaceX aveva effettivamente limitato il servizio, accusando l'esercito ucraino di aver violato le condizioni d'uso. Per gli europei, che finanziano gran parte di questi terminali, l'episodio pone una domanda semplice: chi decide, in ultima istanza, della connettività di un esercito alleato?

I fatti

Secondo l'agenzia Belga, ripresa da La Libre, Elon Musk ha affermato sabato che l'esercito ucraino utilizzava Starlink per attacchi offensivi con droni, cosa che le condizioni del servizio non consentono. Ha aggiunto che questa falla era stata "corretta la settimana scorsa", precisando al tempo stesso che Starshield è controllato dal governo statunitense, lasciando a Washington la responsabilità delle decisioni su questo fronte.

Le prime interruzioni risalgono al 13 e 14 ottobre. Secondo diversi media ucraini ed europei, i terminali perdevano la connessione oltre circa 160 km/h, il che colpisce direttamente i droni intercettori. Il 16 ottobre l'agenzia Reuters, citando due funzionari statunitensi e un funzionario occidentale, riferiva che l'ordine di limitare Starshield sarebbe partito dalla Casa Bianca e sarebbe stato trasmesso al Pentagono, principale cliente del servizio. Una fonte della Casa Bianca assicurava tuttavia che l'ordine non proveniva da Donald Trump in persona, come rilevava la RTBF. Il presidente statunitense ha da allora dichiarato di non aver preso quella decisione, secondo l'Associated Press.

Come riferisce l'AP, ripresa da PBS, comandanti ucraini hanno segnalato droni persi e missioni compromesse durante il periodo di limitazione, proprio mentre la Russia moltiplicava gli attacchi aerei.

Le posizioni in campo

Elon Musk difende una linea di principio: Starlink sarebbe un servizio civile, il cui uso per uccidere non è mai stato consentito. Questo argomento merita di essere ascoltato. Un'azienda privata può legittimamente rifiutare che il suo prodotto commerciale diventi un'arma, e gli Stati Uniti possono voler mantenere il controllo su uno strumento militare che finanziano.

Kiev contesta i fatti. Serhii Beskrestnov, consigliere del presidente Zelensky per le tecnologie della difesa, ha giudicato "molto strano" che il capo di SpaceX ignori le restrizioni già in vigore, secondo l'AP. A suo dire, i droni collegati allo Starlink civile sono limitati tra 70 e 90 km/h in Ucraina e non funzionano in Russia, il che renderebbe impossibile qualsiasi attacco in profondità. Volodymyr Zelensky aveva già assicurato che il sistema serviva a respingere i droni russi.

Sul versante europeo, la constatazione è lucida ma scomoda. Il 16 ottobre, a Bruxelles, l'Alta rappresentante per la politica estera dell'Unione ha riconosciuto i limiti del continente.

L'Europa non può sostituire questa capacità nel breve termine. — Kaja Kallas

La Polonia, che secondo Varsavia finanzia quasi 29.000 terminali per l'Ucraina, è stata la più dura: il suo ministro degli Esteri, Radosław Sikorski, ha interpellato pubblicamente Elon Musk su X già il 14 ottobre.

L'analisi

Questo episodio non si riduce a una lite tra un miliardario e un governo. Rivela una fragilità strategica. Un esercito che l'Europa sostiene, con terminali in parte pagati da europei, ha visto ridotte le proprie capacità da una decisione presa altrove, senza che si sappia ancora con precisione da chi. Che l'ordine venga da un'azienda o da un'amministrazione straniera, il risultato è lo stesso: la sovranità non si condivide con un fornitore.

La Francia conosce questa lezione da tempo. È in nome dell'indipendenza nazionale che il generale de Gaulle volle la deterrenza nucleare, e che l'Europa si dotò di Ariane e poi di Galileo, per non dipendere più dal GPS americano. La connettività spaziale è il nuovo terreno di questa esigenza.

La risposta europea esiste sulla carta. Secondo l'Agenzia spaziale europea, l'accordo firmato il 7 agosto porta la costellazione IRIS² a 348 satelliti, con i primi lanci previsti nel 2029. Ma Euronews ricorda che il calendario iniziale prevedeva due anni in meno e che la capacità di lancio resta un collo di bottiglia. Fino ad allora l'Ucraina, e forse domani altri partner, resteranno dipendenti da scelte fatte oltreoceano.

Sarebbe tuttavia ingiusto trasformare questa vicenda in un processo agli Stati Uniti. L'alleanza atlantica resta indispensabile, e Starlink ha svolto un ruolo importante per le comunicazioni ucraine dal 2022. Non si tratta di rompere, ma di riequilibrare: un alleato non è un fornitore unico.

Conclusione

Questa dipendenza ha un costo, e non solo militare. Investire in IRIS², nei lanciatori e negli operatori europei significa anche proteggere posti di lavoro industriali, garantire un accesso pubblico e sicuro alle comunicazioni e non lasciare un bene strategico alle sole logiche di mercato. La Francia, uno dei principali contributori dello sforzo spaziale europeo, dovrebbe proporre che il prossimo bilancio dell'Unione blindi questi fondi e acceleri il calendario. Resta una domanda aperta: quanti altri allarmi serviranno prima che l'Europa si dia i mezzi per avere una propria voce nello spazio?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.