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Weidel dopo Le Pen: l'estrema destra non vuole più lasciare l'Unione, vuole rifarla a modo suo

Una settimana dopo Marine Le Pen a Bruxelles, Alice Weidel ha presentato a Strasburgo il progetto europeo dell'AfD: fine dell'elezione diretta degli eurodeputati, una Commissione senza potere di iniziativa, una Corte di giustizia sostituita. Dietro la rinuncia all'uscita si delinea un'Unione svuotata delle sue istituzioni comuni, con conseguenze dirette per la Francia.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 23 ottobre 2026 alle ore 06:28· 5 min di lettura
L'hémicycle du Parlement européen à Strasbourg, lors d'une session plénière en 2014.
L'hémicycle du Parlement européen à Strasbourg, lors d'une session plénière en 2014. — Credito : Photo : Diliff, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

A una settimana di distanza, le due principali forze di estrema destra d'Europa hanno presentato il loro progetto per l'Unione. Il 14 ottobre Marine Le Pen ha esposto il suo a Bruxelles, alla vigilia del Consiglio europeo dedicato al futuro bilancio. Mercoledì 21 ottobre è toccato ad Alice Weidel, copresidente dell'AfD tedesca, presentare al Parlamento europeo di Strasburgo un documento intitolato «Il nostro New Deal per l'Europa». Né l'una né l'altra chiede più l'uscita dall'Unione. Entrambe propongono invece di cambiarne profondamente la natura.

I fatti

Secondo l'agenzia italiana Adnkronos, il testo dell'AfD prevede di abolire l'elezione diretta dei deputati europei, che sarebbero designati dai parlamenti nazionali. La Commissione perderebbe il potere di iniziativa legislativa per diventare un organo amministrativo. La Corte di giustizia dell'Unione sarebbe sostituita da un'istanza di arbitrato tra Stati, e le costituzioni nazionali prevarrebbero sul diritto europeo. Il partito chiede anche deroghe per la Germania in materia di immigrazione, fiscalità, politica sociale, difesa e debito comune, oltre all'uscita dallo spazio Schengen. Secondo la stessa fonte, un referendum sull'appartenenza della Germania all'Unione resterebbe possibile se la rinegoziazione dei trattati fallisse.

Davanti alla stampa, riferisce il sito Eunews, Alice Weidel ha affermato di voler «ricostruire e riformare» l'Unione, e non lasciarla. Ha criticato il Green Deal, ritenuto responsabile dell'aumento dei prezzi dell'energia, e ha sostenuto un approccio «pragmatico» sull'Ucraina, negando al tempo stesso che il suo partito voglia la capitolazione di Kiev.

Il progetto di Marine Le Pen, illustrato dall'AFP, segue una logica analoga. Propone di limitare il contributo netto della Francia al bilancio europeo a 5 miliardi di euro l'anno, di respingere qualsiasi nuovo allargamento, Ucraina compresa, e di trasformare la Commissione in un segretariato al servizio degli Stati. Ha definito «scandalo democratico» l'idea di adottare il prossimo bilancio pluriennale prima delle elezioni previste nel 2027 in Francia, Spagna, Italia e Polonia. Secondo Euronews, ritiene che la Francia potrebbe finanziare gli aiuti all'Ucraina solo per altri sei mesi, e vuole porre fine alle sanzioni europee contro la Russia.

Le posizioni in campo

Questi progetti rispondono a preoccupazioni reali, che sarebbe disonesto liquidare. Molti europei giudicano l'Unione lontana e complessa. L'aumento dei prezzi dell'energia pesa sulle famiglie e sull'industria, e il controllo delle frontiere è una questione posta in numerosi paesi. E l'idea di restituire più potere ai parlamenti nazionali può sembrare, a prima vista, un guadagno democratico.

I due partiti, peraltro, non sono d'accordo su tutto. Euronews rileva che Marine Le Pen sostiene una tassa sul carbonio alle frontiere e imposte europee su tabacco, alcol e grandi imprese, mentre l'AfD rifiuta qualsiasi trasferimento di sovranità fiscale e difende la libertà di ogni paese sul proprio mix energetico, carbone compreso. L'Express sottolinea inoltre che la proposta di limitare il contributo francese non è stata ripresa pubblicamente da nessun alleato del gruppo dei Patrioti.

Gli specialisti interpellati da Euronews indicano soprattutto limiti pratici. Eulalia Rubio, dell'Istituto Jacques Delors, osserva che un contributo fisso è irrealistico, poiché le spese variano ogni anno, e che qualsiasi riduzione francese dovrebbe essere compensata dagli altri Stati. Elie Tenenbaum, dell'Ifri, ritiene che indebolire i meccanismi europei danneggerebbe l'Ucraina più di una riduzione degli aiuti bilaterali.

L'analisi

Il cambio di strategia è reale: non si parla più di uscire, ma di trasformare dall'interno. Ma il risultato perseguito sarebbe, per molti aspetti, un'Unione senza fondamenta. Abolire l'elezione dei deputati europei significa togliere ai cittadini l'unico voto diretto che esprimono su scala continentale. Sostituire la Corte di giustizia con un arbitrato tra governi significa privare cittadini e imprese di un giudice comune, e far dipendere il diritto dai rapporti di forza tra Stati. In un'Europa simile, i più potenti impongono e gli altri subiscono.

Per la Francia la posta in gioco è concreta. Secondo Toute l'Europe, citata da Public Sénat, la Francia ha ricevuto circa 9,5 miliardi di euro a titolo della politica agricola comune, escluso il piano di ripresa, il che ne fa la prima beneficiaria. Un bilancio europeo ridotto, che ogni Stato vorrebbe veder diminuire per sé, peserebbe anzitutto su queste politiche comuni: agricoltura, coesione territoriale, ricerca. La solidarietà tra regioni, a lungo difesa sia dalla destra gollista sia dalla sinistra, non sopravvivrebbe a un'Europa ridotta a un mercato.

C'è anche un paradosso. L'AfD vuole che le economie più grandi pesino di più nella Banca centrale europea e vuole escludere la Germania dal debito comune. Un progetto simile, portato avanti da Berlino, servirebbe male gli interessi francesi. L'alleanza dei nazionalismi trova presto il suo limite. Quanto all'Ucraina, indebolire gli strumenti comuni equivarrebbe a lasciare che la sicurezza europea venga negoziata senza gli europei.

Una risposta da costruire

Il gollismo non ha mai confuso sovranità e chiusura. Il generale de Gaulle voleva un'Europa degli Stati, ma un'Europa che conti. La migliore risposta a questi progetti non è difendere l'Unione così com'è, con le sue lentezze, ma renderla più leggibile, più protettiva e più sociale: maggiore controllo dei parlamenti nazionali sulle decisioni europee, investimenti comuni nell'energia e nell'industria, convergenza sociale verso l'alto.

Vogliamo ricostruire e riformare l'Unione europea. — Alice Weidel, citata da Eunews

La domanda resta aperta per i partiti di governo, in Francia come in Germania: sapranno proporre entro il 2027 e il 2029 una riforma dell'Europa abbastanza ambiziosa da evitare agli elettori di dover scegliere tra lo status quo e lo smantellamento?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

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