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Abbas chiede a Cipro di fare da mediatore: l'Europa deve preparare la prossima finestra di pace

Ricevuto a Nicosia, Mahmoud Abbas spera di riaprire i negoziati con il futuro governo israeliano e sollecita la mediazione di Cipro. Mentre alla Knesset non emerge alcuna maggioranza, la Francia, che ha riconosciuto lo Stato di Palestina, deve aiutare l'Europa a farsi trovare pronta.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 30 ottobre 2026 alle ore 13:36· 4 min di lettura
Mahmoud Abbas, président de l'Autorité palestinienne, lors d'une visite officielle à Moscou, le 10 mai 2025.
Mahmoud Abbas, président de l'Autorité palestinienne, lors d'une visite officielle à Moscou, le 10 mai 2025. — Credito : Photo : kremlin.ru, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

A Nicosia, giovedì 29 ottobre, Mahmoud Abbas ha scelto un luogo e un momento. Il presidente dell'Autorità palestinese, ricevuto dal presidente cipriota Nikos Christodoulides, ha detto di sperare che la formazione di un nuovo governo in Israele permetta di riaprire i negoziati di pace, e ha chiesto a Cipro di fare da intermediario. Il gesto è modesto. Arriva però proprio nel momento in cui la scena politica israeliana è sospesa, e pone all'Europa, e quindi alla Francia, una domanda che non potrà eludere a lungo.

I fatti

Secondo Euronews e l'AFP, ripresa dal Times of Israel e da Arab News, Mahmoud Abbas ha ricordato che i palestinesi tendono la mano a Israele da molto tempo.

We have been extending a hand to the Israeli side — Mahmoud Abbas

Ha auspicato di poter avviare il dialogo non appena si sarà formato un nuovo governo israeliano.

Secondo il Cyprus Mail, ha ritenuto che Cipro, che intrattiene buone relazioni con entrambe le parti, potrebbe svolgere un ruolo "molto significativo", a condizione che ogni mediazione si fondi sul diritto internazionale e sulle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Ha citato Spagna, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi tra gli Stati europei le cui posizioni sarebbero vicine a quelle dei palestinesi, e ha sostenuto la necessità di un ruolo europeo più importante. Nikos Christodoulides ha risposto che Cipro è pronta ad assumere il ruolo che i palestinesi riterranno utile, presentandosi come un ponte tra la regione e l'Unione europea.

Il contesto israeliano spiega il calendario. Secondo i risultati definitivi riportati da Euronews, il blocco di Benjamin Netanyahu ottiene 53 seggi su 120, l'opposizione guidata da Gadi Eisenkot 48, e i partiti arabi un record di 19 seggi. Nessuno schieramento raggiunge la maggioranza di 61. La nuova Knesset deve insediarsi il 10 novembre, poi il presidente Isaac Herzog designerà la personalità più indicata per formare una coalizione, con 28 giorni prorogabili. Le trattative potrebbero quindi durare settimane.

Le posizioni in campo

Bisogna anzitutto ascoltare gli scettici, e i loro argomenti non sono di poco conto. Come sottolinea l'AFP, il negoziato su una soluzione a due Stati è in gran parte scomparso dal dibattito politico israeliano dominante. Una vittoria dell'opposizione guidata da Gadi Eisenkot, se dovesse concretizzarsi, non garantirebbe da sola una ripresa dei colloqui. Sul versante palestinese, l'Autorità di Mahmoud Abbas esercita, ricorda Arab News, solo un'autonomia limitata in Cisgiordania, il che indebolisce la sua capacità di impegnare un intero popolo. Per molti in Israele, tendere la mano senza offrire garanzie di sicurezza né riforme interne non cambierebbe nulla.

Altri ritengono invece che il momento non si ripresenterà presto. Il governo uscente comprendeva, secondo Arab News, ministri che chiedevano apertamente di annettere la Cisgiordania, dove oltre 500.000 coloni vivono in insediamenti illegali secondo il diritto internazionale, accanto a circa tre milioni di palestinesi. Il calo del partito di Itamar Ben-Gvir e la mobilitazione senza precedenti dell'elettorato arabo, rilevati da Euronews, mostrano che una parte della società israeliana rifiuta questa fuga in avanti. Una finestra, per quanto stretta, esiste.

L'analisi

L'iniziativa palestinese ha un'evidente abilità: passare per uno Stato membro dell'Unione europea, vicino di Israele e in buoni rapporti con esso, anziché per le grandi potenze. Ricorda anche una realtà che Parigi conosce bene. Nel settembre 2025 la Francia ha riconosciuto lo Stato di Palestina all'ONU, come annunciato dal ministero degli Esteri, insieme a diversi partner europei. Quel riconoscimento non era un punto d'arrivo. Ha senso solo se serve a riaprire un percorso politico.

Eppure l'Europa si è abituata a commentare più che ad agire. È tra i principali donatori dei palestinesi e un partner commerciale importante di Israele, eppure lascia a Washington il monopolio dell'iniziativa. Nella tradizione gollista, la diplomazia francese ha sempre tenuto insieme due esigenze: la sicurezza di Israele, che non è negoziabile, e il diritto dei palestinesi a uno Stato, che non lo è altrettanto. Questa linea di equilibrio è proprio quella che il diritto internazionale richiede.

Aspettare che si formi una coalizione a Gerusalemme per cominciare a riflettere sarebbe un errore. Occorre preparare fin d'ora ciò che l'Europa potrebbe proporre: garanzie di sicurezza credibili, un sostegno condizionato a riforme e a elezioni palestinesi, un piano di ricostruzione per Gaza e una posizione ferma contro qualsiasi annessione. Una mediazione cipriota avrà peso solo se sostenuta dall'intera Unione.

Conclusione

Mahmoud Abbas ha teso una mano e nessuno sa ancora chi la stringerà. La risposta spetta anzitutto agli israeliani, il cui voto va rispettato. Ma la Francia, che ha compiuto il passo del riconoscimento, ha una responsabilità particolare: proporre ai suoi partner europei, prima del 10 novembre, una tabella di marcia comune perché la prossima finestra diplomatica non si chiuda per mancanza di preparazione. Saprà l'Europa, per una volta, arrivare in tempo?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.