Autonomia della Corsica: il Senato ridimensiona il testo, la Repubblica deve trovare le parole
In vista dell'esame in aula di lunedì 26 ottobre, la commissione affari costituzionali del Senato ha soppresso la «comunità» corsa e la garanzia di non regressione sociale e ambientale. Tra il timore di una Repubblica frammentata e la minaccia di rottura degli autonomisti, il compromesso resta da scrivere.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Il progetto di legge costituzionale «per una Corsica autonoma all'interno della Repubblica» arriva nell'aula del Senato lunedì 26 ottobre. Approvato dall'Assemblea nazionale il 23 giugno con 271 voti contro 202, secondo Maire-info, è stato profondamente riscritto questa settimana dalla commissione affari costituzionali del Palazzo del Lussemburgo. Il voto finale resta, a detta di tutti gli attori, molto incerto.
Che cosa ha votato la commissione
Mercoledì 21 ottobre, a porte chiuse nonostante la riunione dovesse essere trasmessa, la commissione ha approvato sette emendamenti della sua presidente e relatrice, la senatrice LR Muriel Jourda, riferiscono Alta Frequenza e Corse Net Infos. Secondo quest'ultimo, ciascuno è passato con un solo voto di scarto, 21 contro 20.
Secondo Public Sénat, la commissione ha soppresso la parola «comunità», il riferimento al «legame singolare» dei corsi con la loro terra e il principio di non regressione sociale e ambientale, ritenuto troppo vago. È scomparso anche un riferimento all'uguaglianza, considerato ridondante rispetto all'articolo 1 della Costituzione. La relatrice si basa sul parere del Consiglio di Stato del luglio 2025, che aveva già espresso riserve sulla nozione di «comunità».
Invece, un emendamento che mirava a limitare più rigidamente il potere normativo conferito alla Collettività di Corsica è stato respinto a parità di voti. Il cuore del testo, la capacità di adattare alcune leggi, resta quindi intatto.
Questi voti non vincolano l'aula. Come ricorda Public Sénat, trattandosi di una revisione costituzionale, lunedì i senatori discuteranno il testo dell'Assemblea. Gli emendamenti della commissione dovranno essere ripresentati e ottenere una maggioranza in aula.
Le posizioni in campo
Gli argomenti della maggioranza senatoriale meritano di essere ascoltati. Muriel Jourda si preoccupa, secondo Public Sénat, di una possibile «preferenza» in materia fondiaria, fiscale o linguistica. Bruno Retailleau ha parlato di una «costituzionalizzazione del comunitarismo». Il senatore LR della Corsica del Sud Jean-Jacques Panunzi, il cui voto ha fatto pendere la bilancia in commissione, ritiene, citato da Alta Frequenza, che «chi vive in Corsica è corso». Per questa destra, l'unità del popolo francese non si negozia parola per parola.
Sul fronte opposto, gli eletti autonomisti denunciano un passo indietro. Il senatore dell'Alta Corsica Paul-Toussaint Parigi, apparentato al gruppo centrista, ha confidato a Public Sénat di aver ricevuto «un colpo in testa». In un comunicato pubblicato da Corsica Infurmazione, Femu a Corsica, il partito di Gilles Simeoni, avverte che si ritirerebbe dal processo se il riconoscimento costituzionale e il potere legislativo fossero rimessi in discussione. Il partito cita un sondaggio Ifop secondo cui il 66 % dei corsi intervistati desidera che il Senato approvi il testo.
Nel mezzo, il gruppo socialista, primo gruppo di opposizione, cerca una via. Il suo presidente Patrick Kanner propone, secondo Public Sénat, una «formulazione più condivisa» rispetto a quella del governo, mentre alcuni suoi membri restano contrari al testo. Il presidente del gruppo centrista, Hervé Marseille, rimprovera dal canto suo alla relatrice di aver «lavorato da sola».
Né un salto nel vuoto né una grande rivoluzione — Françoise Gatel, ministra del Decentramento, citata da Public Sénat
L'analisi
La preoccupazione repubblicana va presa sul serio. Una Costituzione che riconoscesse diritti diversi a seconda dell'origine romperebbe con l'uguaglianza davanti alla legge. Ma non è ciò che propone il testo. Secondo la ministra Françoise Gatel, ascoltata il 13 ottobre, la giustizia, la sicurezza e le altre funzioni sovrane restano escluse, e l'indivisibilità della Repubblica non è toccata. Il decentramento differenziato esiste già per i territori d'oltremare senza che la Nazione si sia disgregata.
La tradizione gollista non ha mai confuso unità e uniformità. Lo Stato forte è quello che sa riconoscere le specificità per tenere meglio insieme il tutto. Questo processo è nato dopo le violenze del 2022 sull'isola. Interromperlo bruscamente in nome dei principi rischierebbe di riaprire una ferita che il dialogo aveva cominciato a rimarginare.
Il dibattito sulla parola «comunità» è legittimo, e il Consiglio di Stato lo ha aperto prima del Senato. Un compromesso sulla formulazione è possibile. Più deplorevole è la soppressione del principio di non regressione sociale e ambientale. Se l'autonomia consiste nell'adattare le norme, la garanzia minima è che non serva ad abbassare la tutela dei lavoratori o delle coste. Su un'isola dove la pressione fondiaria e turistica è forte, si tratta di un'esigenza di giustizia sociale non meno che di ecologia.
Resta una debolezza che la maggioranza senatoriale fa bene a sottolineare: tutto dipenderà da una legge organica che non è ancora stata scritta. La stessa ministra la ritiene «non ancora definita». Chiedere al Parlamento di rivedere la Costituzione senza conoscere il contenuto concreto dell'autonomia significa chiedergli un atto di fiducia.
E adesso?
La revisione dovrà essere approvata negli stessi termini da entrambe le camere, senza possibilità di commissione mista paritetica, e poi ratificata con referendum o dal Congresso a maggioranza dei tre quinti, ricorda Maire-info. A sei mesi dalle presidenziali, il calendario è stretto.
Una via d'uscita dall'alto esiste: rielaborare il lessico del riconoscimento per fugare i timori di una cittadinanza a due velocità, ripristinare la garanzia sociale e ambientale e impegnarsi a presentare il progetto di legge organica prima di qualsiasi riunione del Congresso. Il Senato, camera dei territori, saprà essere quella del compromesso anziché del blocco?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
