Barnier invoca il 49.3 e le primarie: la destra cerca un metodo, non ancora una rotta
Su Public Sénat, Michel Barnier ha giudicato inevitabile far passare con la forza il bilancio 2027 e ha invitato la destra e il centro a unirsi dietro un candidato unico. Due risposte procedurali a domande che sono anzitutto politiche.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Ospite della trasmissione mattutina di Public Sénat giovedì 22 ottobre, Michel Barnier ha lanciato due messaggi che, messi insieme, dicono molto sullo stato della destra a sei mesi dalle elezioni presidenziali. Sul bilancio 2027, l'ex primo ministro, oggi deputato LR di Parigi, ritiene che il governo dovrà forzare i tempi. Sul 2027, si pronuncia per un candidato unico della destra e del centro, designato possibilmente entro gennaio, eventualmente con delle primarie.
I fatti
Secondo Public Sénat, Michel Barnier ritiene che il governo di Sébastien Lecornu non avrà altra scelta che l'articolo 49.3 o il ricorso alle ordinanze per far approvare la legge di bilancio.
Si può correre il rischio del 49.3 oppure tentare le ordinanze. — Michel Barnier
Dice di condividere l'obiettivo di riportare il deficit al 5% del PIL, che definisce identico al suo quando era a Matignon. Dubita invece che sia possibile un compromesso con il Partito socialista, mentre è stato proprio un accordo di questo tipo a permettere l'approvazione del bilancio 2026, ricorda Public Sénat. Sempre secondo l'emittente parlamentare, la spesa per interessi sul debito dovrebbe aumentare di circa 10 miliardi di euro nel 2027, fino a 72,9 miliardi.
Il contesto parlamentare dà peso a questa previsione. Secondo LCP, il voto sulla parte delle entrate del bilancio è stato rinviato perché l'esame non si è concluso in tempo. Secondo una nota dell'istituto Rexecode, il governo aveva promesso «né 49.3, né ordinanze», ma il ministro dell'Economia, Roland Lescure, si dice ora pronto a fare «tutto il necessario» per approvare il testo.
Sulle presidenziali, Michel Barnier ha ribadito la sua fiducia in Bruno Retailleau, presidente dei Républicains e candidato dichiarato, pur riconoscendo, secondo Public Sénat, che la sua campagna fatica a decollare. Un sondaggio Cluster17 per Le Point, realizzato il 14 e 15 ottobre, colloca Bruno Retailleau e David Lisnard alla pari, al 7% ciascuno, molto dietro Marine Le Pen (31%), Jean-Luc Mélenchon (18%) ed Édouard Philippe (17%).
Le posizioni in campo
I sostenitori del 49.3 avanzano un argomento serio: la Francia non può permettersi di restare senza bilancio, con un debito il cui costo cresce e mercati attenti. Per loro, la Costituzione prevede questo strumento proprio per le situazioni di stallo, e usarlo è una questione di responsabilità più che di autoritarismo.
Dall'altra parte, gli oppositori di questa forzatura ricordano che l'esecutivo si era impegnato a lasciar decidere il Parlamento, come rileva Rexecode. Lo stesso Michel Barnier conosce il prezzo di quest'arma: fu dopo un 49.3 sul bilancio della Sicurezza sociale che il suo governo venne rovesciato nel dicembre 2024. Quanto alle ordinanze, previste dall'articolo 47 della Costituzione se il Parlamento non si è pronunciato entro 70 giorni, non sono mai state utilizzate per un bilancio. Sarebbe una prima volta, a pochi mesi da un'elezione decisiva.
Anche sulle primarie le opinioni divergono a destra. Secondo il sito Parlons Politique, David Lisnard, sindaco di Cannes e fondatore di Nouvelle Énergie, chiede primarie aperte, mentre l'entourage di Bruno Retailleau non le esclude ma chiede che ne venga prima dimostrata l'utilità. Il precedente del 2021 pesa: Valérie Pécresse, designata con un voto degli iscritti LR, ottenne il 4,78% al primo turno nel 2022.
L'analisi
Bisogna riconoscere a Michel Barnier una coerenza: parla del debito come di una questione di giustizia tra generazioni, e su questo ha ragione. Ma il gollismo non ha mai confuso l'autorità dello Stato con l'aggiramento del Parlamento. Il 49.3 è legale; non è un progetto. Far approvare senza voto un bilancio che prevede, secondo Public Sénat, circa 54 miliardi di euro di risparmi significa chiedere ai francesi di accettare sforzi che nessuno avrà discusso fino in fondo. In un paese scosso dalle violenze e dalle mobilitazioni degli ultimi giorni, significherebbe aggiungere sfiducia alla rabbia.
La vera questione non è lo strumento, ma il contenuto. Un compromesso di bilancio resta possibile se si accetta di mettere sul tavolo ciò che la destra repubblicana ha a lungo rifiutato: un contributo reale dei patrimoni più elevati e delle grandi imprese, in cambio di risparmi che risparmino l'ospedale, la scuola e gli enti locali. È così che si trova una maggioranza, non sperando che non abbia il tempo di formarsi.
Lo stesso ragionamento vale per le primarie. Una procedura di designazione non sostituisce una linea politica. Se la destra e il centro si dividono in più candidature ferme sotto il 10%, la destra repubblicana rischierebbe di restare fuori dal secondo turno, di fronte a un'estrema destra in testa in tutti gli scenari testati da Cluster17. Ma un candidato unico senza progetto sociale non farebbe che rinviare il problema.
Conclusione
Michel Barnier pone due buone domande e vi dà due risposte procedurali. Prima di scegliere tra 49.3 e ordinanze, tra primarie aperte o chiuse, la destra repubblicana dovrebbe rispondere a una domanda più semplice: che cosa ha da proporre a chi oggi non crede più che lo Stato lavori per lui? E se il governo riunisse, prima di qualsiasi forzatura, i presidenti dei gruppi parlamentari attorno a un compromesso fiscale esplicito e pubblico?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
