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Bilancio della Previdenza sociale respinto con 115 voti contro uno: Lecornu di fronte alla tentazione della forzatura

Venerdì l'Assemblea nazionale ha respinto la parte delle entrate del bilancio della Previdenza sociale per il 2027, rinviando al Senato la versione iniziale del governo. Tra il 49.3 e un'ordinanza senza precedenti, l'esecutivo deve scegliere tra l'autorità e il compromesso.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 23 ottobre 2026 alle ore 20:28· 4 min di lettura
Les bancs des ministres dans l'hémicycle de l'Assemblée nationale, au Palais Bourbon, à Paris (2013).
Les bancs des ministres dans l'hémicycle de l'Assemblée nationale, au Palais Bourbon, à Paris (2013). — Credito : Photo : Sunala, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Venerdì 23 ottobre l'Assemblea nazionale ha respinto in prima lettura la parte «entrate» del disegno di legge di finanziamento della Previdenza sociale (PLFSS) per il 2027. Il risultato, riportato da LCP, non lascia dubbi: 115 voti contrari, uno solo favorevole. In assenza di entrate approvate, i deputati non potranno esaminare le spese. Il testo passa quindi al Senato nella sua versione iniziale, quella del governo, per un esame a partire dal 9 novembre.

I fatti

Il governo di Sébastien Lecornu puntava a un deficit della Previdenza sociale di 12,7 miliardi di euro nel 2027, contro i 21,8 miliardi del 2026, secondo l'AFP. Per riuscirci, proponeva uno sforzo ai pensionati, con una rivalutazione piena riservata alle pensioni fino a 1.260 euro al mese secondo NosParlementaires, un congelamento degli assegni familiari, circa un miliardo di euro di risparmi sulle assenze per malattia e una riduzione degli sgravi contributivi per le imprese.

Nel corso del dibattito, i deputati hanno modificato profondamente il testo. Hanno soppresso l'estensione della tassa sui prodotti zuccherati e il rinnovo del contributo richiesto alle assicurazioni sanitarie integrative. Hanno inoltre approvato, su iniziativa dell'ecologista Sandrine Rousseau, un dispositivo che consente ai lavoratori con 42 anni di contributi di smettere di lavorare a 62 anni. Secondo il ministro dei Conti pubblici, David Amiel, citato da diversi media, queste scelte avrebbero portato il deficit a 24 miliardi di euro, quasi il doppio dell'obiettivo.

Secondo LCP, tutti i gruppi hanno votato contro, ad eccezione del blocco centrale (Ensemble pour la République, Les Démocrates, Horizons), che si è astenuto.

Le posizioni in campo

Ogni schieramento ha le sue ragioni, e non coincidono. A destra, la deputata Justine Gruet ritiene che l'imperativo di risanamento dei conti non sia rispettato. A sinistra, la socialista Sandrine Runel giudica il testo ingiusto e i suoi mezzi insufficienti, mentre Sandrine Rousseau denuncia un governo isolato. Il RN, per bocca di Joëlle Mélin, parla di una serie di «toppe».

Il governo, dal canto suo, attribuisce la responsabilità alle opposizioni. David Amiel ha detto ai deputati del RN che il bilancio della Francia non è «un videogioco», secondo BFM TV, ricordando il peso dei tassi di interesse. Persino all'interno del blocco centrale, il deputato del MoDem Cyrille Isaac-Sibille ha usato parole molto dure, parlando di «irresponsabilità folle».

Il relatore generale, Thibault Bazin (LR), chiede ora di trovare una via di compromesso. La ministra della Salute, Stéphanie Rist, aveva avvertito già il 14 ottobre davanti ai senatori, secondo Public Sénat, che senza un bilancio nel 2027 la Francia si esporrebbe a «decisioni future brutali».

L'analisi

Bisogna dirlo con onestà: l'argomento del governo non è privo di fondamento. Un deficit sociale raddoppiato, finanziato con il debito, scaricherebbe il peso sulle generazioni future. La Cour des comptes aveva del resto invitato il Parlamento a mantenere l'obiettivo di 12,7 miliardi, riferisce l'AFP. Il senso dello Stato impone di non trattare il debito come un'astrazione.

Ma questo rigetto quasi unanime dice qualcosa di diverso da una somma di umori di parte. Riflette il fallimento di un metodo. L'anno scorso, ricorda l'AFP, il bilancio sociale era stato approvato solo grazie a un accordo con i socialisti, che avevano ottenuto la sospensione della riforma delle pensioni. Quest'anno non è stata avviata in anticipo alcuna trattativa analoga. Non si può chiedere uno sforzo ai pensionati, alle famiglie e ai malati senza ripartirne il peso in modo più ampio, né senza discuterne con coloro di cui servono i voti.

Il paradosso è crudele: sarà ora la versione iniziale del governo, quella che l'Assemblea non ha mai potuto emendare fino in fondo, a essere esaminata al Palais du Luxembourg. La rappresentanza nazionale si ritrova in parte esautorata, non da un colpo di forza, ma dall'impasse dei propri voti.

Restano due strumenti. L'articolo 49.3, che consente l'approvazione senza voto salvo mozione di censura. E l'ordinanza prevista dall'articolo 47-1 della Costituzione: se il Parlamento non si è pronunciato entro cinquanta giorni, il governo può attuare il proprio progetto per questa via. Sarebbe, sottolinea LCP, una prima volta in materia di bilancio. Giuridicamente possibile, questa strada sarebbe politicamente pesante: finanziare la protezione sociale della nazione senza un voto del Parlamento indebolirebbe il consenso all'imposta e ai contributi, su cui si fonda il nostro patto repubblicano.

Conclusione

La Previdenza sociale, nata dal programma del Conseil national de la Résistance e consolidata da governi di ogni colore, merita di meglio di una forzatura o di un gioco di veti incrociati. Il tempo del Senato offre una finestra. Il governo potrebbe coglierla per aprire, con i gruppi disposti a costruire, una trattativa pubblica su tre punti: la tutela delle pensioni più basse, il contributo dei redditi da capitale e degli sgravi alle imprese meno utili, e una traiettoria di deficit credibile. La domanda è semplice: l'esecutivo preferisce avere ragione da solo, o trovare una maggioranza per proteggere la Previdenza sociale?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.