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«Casseurs-payeurs», seguito: il Senato affida a Pharos la rimozione degli appelli alla violenza, la libertà di espressione deve conservare il suo giudice

Il Senato ha approvato nella notte il disegno di legge «casseurs-payeurs», accompagnato da un emendamento del governo che consente di far rimuovere entro 24 ore alcuni contenuti dai social network, pena il blocco. Contrastare gli appelli al saccheggio è legittimo, ma il metodo e l'assenza di garanzie chiare pongono una questione di libertà pubbliche.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 28 ottobre 2026 alle ore 19:29· 5 min di lettura
L'hémicycle du Sénat, au palais du Luxembourg, à Paris, en novembre 2017.
L'hémicycle du Sénat, au palais du Luxembourg, à Paris, en novembre 2017. — Credito : Photo : Soleil1409, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Nella notte tra martedì 27 e mercoledì 28 ottobre, il Senato ha approvato il disegno di legge detto «casseurs-payeurs» («chi rompe paga») con 229 voti contro 105, riferisce Public Sénat. Il testo esce dalla camera alta nettamente inasprito. Ma è un emendamento del governo, aggiunto durante l'esame, ad attirare ora l'attenzione: estende i poteri della piattaforma Pharos ai contenuti pubblicati sui social network che inciterebbero alla violenza, al saccheggio o alla distruzione.

Che cosa ha votato il Senato

Secondo Public Sénat, l'emendamento n. 94, difeso dal ministro dell'Interno Laurent Nuñez, consente all'autorità amministrativa di chiedere a hosting provider ed editori di rimuovere entro 24 ore contenuti che incitano direttamente ad attentati alla vita, al furto o a distruzioni, quando possono turbare gravemente l'ordine pubblico. Secondo Journal du Net e Univers Freebox, è stato approvato con 219 voti contro 115. Una piattaforma che si rifiutasse di adempiere si esporrebbe a un blocco da parte dei fornitori di accesso o a una deindicizzazione da parte dei motori di ricerca.

La versione iniziale andava oltre. Prevedeva, sul modello del regolamento europeo del 2021 sui contenuti terroristici, una rimozione entro un'ora per gli appelli più gravi, in particolare all'insurrezione. Il governo vi ha rinunciato, invocando, secondo Journal du Net, dubbi sulla sua conformità alla Costituzione e al diritto europeo. Il testo rinvia ora all'articolo 6-1 della legge per la fiducia nell'economia digitale del 2004, precisa Public Sénat.

Lo stesso disegno di legge rende i partecipanti a un raduno violento solidalmente responsabili dei danni, fino a 10.000 euro a persona, e autorizza il pignoramento di una parte delle prestazioni sociali, esteso dai senatori al RSA, il reddito minimo. Deve ora essere esaminato dall'Assemblea nazionale.

Un contesto che pesa

Questo voto arriva pochi giorni dopo una rivelazione della testata Blast, ripresa in particolare da Clubic: il 22 ottobre, Matignon avrebbe chiesto per lettera ai quattro grandi operatori di tenersi pronti a sospendere Snapchat, TikTok e Instagram durante la mobilitazione del 24 ottobre, una misura presentata come esplorativa. Sempre secondo queste fonti, gli operatori hanno espresso forti riserve tecniche e giuridiche, ricordando che una semplice VPN basta ad aggirare un simile filtraggio. Nessuna interruzione è stata attivata e la giornata si è svolta con calma. Clubic non riporta alcuna smentita di Matignon.

Gli argomenti in campo

Il governo invoca i saccheggi del 17 e 18 ottobre, in parte organizzati online secondo lui. «Non parliamo di chiudere i social network», ha assicurato Laurent Nuñez in aula, citato da Public Sénat. Per il senatore LR Damien Michallet, bisogna «disarmare i delinquenti» anche nel loro uso delle piattaforme, riferisce Journal du Net. La destra, gran parte dei centristi e il RN hanno votato a favore.

Dall'altra parte, l'ecologista Thomas Dossus denuncia «il proseguimento di una deriva securitaria e autoritaria», la socialista Audrey Linkenheld uno scivolamento verso misure «liberticide». Il comunista Fabien Gay teme che un simile strumento possa un giorno servire a controllare i movimenti sociali. I dubbi attraversano anche il centro: Loïc Hervé chiede una definizione giuridica dell'appello all'insurrezione e ha annunciato il suo voto contrario, mentre Catherine Morin-Desailly si interroga sulla costituzionalità del dispositivo, sempre secondo Public Sénat.

L'analisi: l'ordine pubblico non è nemico delle libertà, l'arbitrio sì

Diciamolo chiaramente: uno Stato che lascia circolare appelli al saccheggio manca al suo primo dovere. I commercianti derubati, gli abitanti dei quartieri danneggiati, i manifestanti pacifici la cui causa viene screditata hanno diritto a questa protezione. La tradizione gollista non confonde l'autorità dello Stato con la debolezza di fronte alla violenza.

Ma l'autorità dello Stato è anche il diritto. Il Consiglio di Stato lo ha ricordato il 1° aprile 2025, giudicando illegittima la sospensione di TikTok in Nuova Caledonia: una simile misura è ammissibile solo in circostanze eccezionali, a titolo provvisorio, in mancanza di una soluzione meno lesiva delle libertà e per una durata limitata. Ora, la nozione di grave turbamento dell'ordine pubblico è ampia. Tra l'appello esplicito a saccheggiare un negozio e il messaggio virulento che invita a bloccare tutto, la frontiera sarà tracciata dall'amministrazione, nell'urgenza, proprio nel momento in cui un movimento sociale è al culmine.

È qui che sta il problema. Una democrazia può rimuovere rapidamente un contenuto manifestamente illecito, a condizione che anche un giudice possa verificare rapidamente. Le cronache disponibili non precisano quale controllo giurisdizionale rapido accompagnerebbe queste rimozioni. La minaccia di bloccare un'intera piattaforma cambia inoltre la scala: non è più un messaggio che si rimuove, ma uno spazio di espressione che si chiude per milioni di utenti.

Infine, il metodo preoccupa. Preparare un'interruzione con una lettera riservata, poi legiferare per emendamento all'interno di un testo dedicato al risarcimento dei danni, non è il modo in cui la Repubblica dovrebbe toccare libertà fondamentali come quelle di esprimersi e di informarsi.

Una proposta

L'Assemblea nazionale ha ora la parola. Può mantenere l'obiettivo inquadrandolo: un elenco preciso dei reati presi di mira, il controllo di una personalità qualificata indipendente sul modello di quanto esiste per i contenuti terroristici, un ricorso d'urgenza deciso entro 48 ore, il divieto esplicito di qualsiasi blocco generale di una rete e una valutazione pubblica dopo un anno. La domanda posta ai deputati è semplice: vogliamo uno strumento contro i vandali, o un interruttore lasciato nelle mani del potere, chiunque lo detenga domani?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.