Debito: a due giorni dal verdetto di Moody's, l'illusione della cancellazione e l'urgenza della giustizia
Mentre Moody's potrebbe declassare il rating della Francia venerdì, Jean-Luc Mélenchon difende la cancellazione del debito detenuto dalla BCE. Tra una promessa indolore e un'austerità cieca, esiste un'altra strada: un risanamento giusto e un'ambizione europea.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Venerdì 23 ottobre l'agenzia Moody's deve emettere il suo verdetto sul rating della Francia. Secondo TF1 Info e alcuni economisti interpellati da BFM Business, un declassamento sarebbe probabile. Nello stesso momento, la proposta di Jean-Luc Mélenchon di cancellare la quota del debito detenuta dalla Banca centrale europea torna nel dibattito delle presidenziali. Due modi opposti di parlare dello stesso problema, che meritano di essere esaminati senza caricature.
I fatti
Secondo l'Agence France Trésor, Moody's assegna alla Francia un rating Aa3 con prospettiva negativa dall'aprile 2026. Come riferiva Reuters all'inizio di ottobre, l'agenzia giudicava allora molto incerta l'approvazione del bilancio 2027 e non vedeva una rapida via d'uscita dalla frammentazione politica. Il quadro non si è chiarito: secondo la stampa economica, il voto sulla parte entrate del disegno di legge di bilancio è stato rinviato al 27 ottobre, non essendo stato possibile esaminare in tempo oltre 2.000 emendamenti.
Le cifre sono note. Secondo l'INSEE, il debito pubblico ammontava a 3.595,5 miliardi di euro alla fine del secondo trimestre 2026, pari al 119 % del PIL, contro il 117,5 % di tre mesi prima. È aumentato di quasi 60 miliardi in un solo trimestre.
È in questo contesto che Jean-Luc Mélenchon difende la sua idea. Sul suo blog, il candidato de La France insoumise propone di «congelare» i titoli detenuti dalla BCE, che secondo lui rappresenterebbero circa un quinto del debito francese. Public Sénat ed Euronews parlano di circa il 18 % del debito, ossia circa 600 miliardi di euro secondo Euronews. Alla Braderie de Lille, riferisce L'Express, ha precisato di riferirsi solo al debito detenuto dalla BCE, non a quello verso i creditori privati.
Le posizioni in campo
Occorre anzitutto esporre lealmente l'argomento de La France insoumise. Per Jean-Luc Mélenchon, l'operazione sarebbe una semplice scrittura contabile nel bilancio della banca centrale, senza perdenti. Ricorda che la Germania beneficiò nel 1953 di un'ampia cancellazione dei suoi debiti e immagina una coalizione con Italia, Spagna, Grecia e Belgio. Il banchiere Matthieu Pigasse sostiene un'idea simile. E l'opinione pubblica non è ostile: secondo un sondaggio YouGov per l'HuffPost citato da L'Express, all'inizio di settembre il 47 % dei francesi era favorevole, contro il 31 % di contrari.
Le obiezioni sono numerose. Sul piano giuridico, i trattati vietano il finanziamento monetario degli Stati, e la Banque de France non decide da sola: appartiene all'Eurosistema, il cui Consiglio direttivo è collegiale. Thierry Breton, citato da Euronews, ritiene l'operazione impossibile per questa ragione. Christine Lagarde l'aveva definita «inconcepibile» nel 2021, ricorda Public Sénat. Sul piano economico, Olivier Blanchard, ex capo economista del FMI, sostiene secondo Euronews che lo Stato risparmierebbe sugli interessi ma perderebbe altrettanto negli utili che gli versa la Banque de France. Infine, alcuni economisti interpellati da Public Sénat temono un segnale di sfiducia verso tutti i creditori, e quindi un aumento dei tassi. A destra, Jordan Bardella ha messo in guardia contro l'inquietudine degli investitori; nel governo, il ministro dell'Economia Roland Lescure parla di rischio di crisi finanziaria.
L'analisi
Il dibattito è mal impostato da entrambe le parti. La proposta de La France insoumise tocca una questione reale: il peso degli interessi grava sempre di più sul bilancio e priva lo Stato di margini per la scuola, l'ospedale o la transizione ecologica. Ma promette una soluzione indolore a un problema che non lo è. Se Olivier Blanchard ha ragione, il guadagno netto sarebbe modesto; se i mercati reagissero come temono gli economisti citati, sarebbe persino negativo. Soprattutto, una Francia che agisse da sola romperebbe con i suoi partner europei. Per una tradizione gollista legata alla parola dello Stato, la sovranità non consiste nel rinnegare i propri impegni, ma nel mantenere il controllo del proprio destino finanziario.
Al contrario, chi riduce la questione al rating delle agenzie dimentica l'essenziale. Un declassamento non è una fatalità morale, è la constatazione di un'impasse politica. E l'uscita da questa impasse non può gravare soltanto sui servizi pubblici o sui pensionati. Il risanamento dei conti è accettabile solo se è giusto: contributo dei patrimoni più elevati, lotta decisa contro l'ottimizzazione fiscale, revisione degli aiuti alle imprese concessi senza contropartite.
Il merito involontario di Jean-Luc Mélenchon è ricordare che il debito è anche una questione europea. Dopo il Covid, l'Unione ha saputo indebitarsi in comune per investire. È su questo terreno, quello di una capacità di investimento europea per il clima, l'energia e la difesa, che la Francia potrebbe pesare, con degli alleati e non contro di loro.
Conclusione
Venerdì, Moody's giudicherà meno i nostri numeri che la nostra capacità di decidere. La risposta migliore non sarebbe né la cancellazione magica né l'austerità cieca, ma un bilancio approvato, giusto nella ripartizione dello sforzo, e un'iniziativa francese per rilanciare l'indebitamento europeo per gli investimenti. La domanda è posta ai candidati del 2027: chi oserà proporre un risanamento che non sacrifichi né la parola della Francia né la giustizia sociale?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
