Houthi nella lista terroristica: Strasburgo alza la voce, l'Europa deve anche tendere la mano
All'indomani di un attacco mortale contro l'aeroporto di Dammam, il Parlamento europeo chiede di inserire gli Houthi nella lista terroristica dell'Unione. Un segnale di fermezza legittimo, che deve essere accompagnato da esenzioni umanitarie e da un'iniziativa diplomatica.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Giovedì 22 ottobre il Parlamento europeo ha approvato per alzata di mano e, secondo Euronews, a larga maggioranza, una risoluzione che chiede di inserire gli Houthi nella lista terroristica dell'Unione europea. Il voto arriva all'indomani di un nuovo attacco mortale contro un aeroporto saudita.
I fatti: un'escalation che ormai colpisce i civili del Golfo
Mercoledì sera è stato colpito l'aeroporto di Dammam, nell'est dell'Arabia Saudita. Secondo l'autorità saudita dell'aviazione civile, citata dall'AFP, l'attacco ha causato due morti, un saudita e un indiano, e otto feriti. Gli Houthi hanno negato di esserne gli autori, rivendicando però altri attacchi contro impianti petroliferi di Aramco a Yanbu e nel giacimento di Shaybah. Secondo il conteggio dell'AFP basato sui dati ufficiali, gli attacchi contro gli aeroporti sauditi hanno causato 22 morti dall'inizio del mese.
Le conseguenze si susseguono. Il personale ancora presente nella sede di Aramco, a Dhahran, ha ricevuto l'ordine di lasciare i locali, riferiscono l'AFP e Reuters. Il Dipartimento di Stato americano ha ordinato la partenza del personale non essenziale e delle loro famiglie, ritenendo che gli Houthi siano sempre più coinvolti nelle ostilità. Il forum sugli investimenti soprannominato "Davos del deserto" è stato rinviato, così come un vertice tra l'Unione europea e i Paesi del Golfo previsto a Riad, secondo l'alta rappresentante Kaja Kallas, citata da The National.
Questo conflitto, rimasto calmo dalla tregua del 2022, è ripreso a luglio, ricorda l'AFP. A settembre gli Houthi hanno preso il controllo della costa yemenita del Mar Rosso, rafforzando la loro presa sullo stretto di Bab el-Mandeb, mentre l'Iran blocca quello di Hormuz.
Che cosa chiede Strasburgo
La risoluzione, non vincolante, riguarda l'intero movimento, comprese le sue ali politica e militare, e i suoi dirigenti. Secondo Eunews, chiede lo smantellamento di tutti i suoi canali di finanziamento e il congelamento dei suoi beni. Condanna il ruolo dell'Iran, accusato di fornire armi, tecnologia missilistica e di droni, addestramento e denaro, e sostiene il rafforzamento dell'operazione navale europea Aspides.
La negoziatrice del testo, la socialista Hana Jalloul (S&D), ha espresso la sua solidarietà al popolo yemenita e ai Paesi del Golfo. Per l'eurodeputato conservatore Antonio López-Istúriz White, citato da The National, è in gioco la credibilità dell'Europa.
Ma il Parlamento non decide. L'inserimento nella lista terroristica richiede l'accordo unanime dei Ventisette, ha ricordato Kaja Kallas.
Gli argomenti in campo
I sostenitori dell'inserimento avanzano un argomento solido: colpire aeroporti civili viola il diritto internazionale umanitario, e l'Unione ha già classificato come terroristi i Guardiani della rivoluzione iraniani e l'ala armata di Hezbollah. Non trattare gli Houthi allo stesso modo sarebbe, a loro avviso, un'incoerenza. La Francia stessa ha condannato "nei termini più forti" l'attacco del 10 ottobre contro l'aeroporto di Riad, in cui è rimasto ferito un cittadino francese, secondo il Quai d'Orsay.
Le riserve, invece, riguardano la sorte degli yemeniti. Quando gli Stati Uniti hanno designato gli Houthi come organizzazione terroristica, ONG come Oxfam ed esperti dello United States Institute of Peace hanno avvertito, come riporta Time, che banche e fornitori rischiavano di lasciare il Paese per timore delle sanzioni, soffocando gli aiuti da cui dipende circa l'80% della popolazione. E la situazione umanitaria peggiora: secondo l'ONU, oltre 250.000 persone sono fuggite dai recenti combattimenti, e dieci dei sedici distretti di Taiz sono classificati in situazione di emergenza alimentare.
Analisi: fermezza sì, ma con una politica
Nulla giustifica il fatto di colpire terminal aeroportuali e civili. La solidarietà espressa da Parigi all'Arabia Saudita di fronte a questi attacchi è fondata. Ma un'etichetta non è una strategia. Il segnale inviato da Strasburgo è utile; non risolve né la consegna degli aiuti né l'uscita dalla guerra.
La tradizione diplomatica francese, da de Gaulle a Chirac, ha sempre tenuto insieme due esigenze: la condanna senza ambiguità della violenza contro i civili e il rifiuto di chiudere la porta al dialogo. Il diritto internazionale vale per tutti. Gli Houthi lo violano colpendo aeroporti; esso si applica anche ai bombardamenti condotti per anni contro le infrastrutture civili dello Yemen, che il movimento invoca per giustificare i propri attacchi. Ricordarlo non giustifica nulla; è la condizione della credibilità europea nella regione.
Con Hormuz e Bab el-Mandeb perturbati, sono in gioco anche i nostri approvvigionamenti di energia e di derrate alimentari. Eppure la missione Aspides conta soltanto tre navi italiane e greche, con altre due promesse da Belgio e Paesi Bassi, mentre Kaja Kallas ha stimato, secondo Euronews, che ne servirebbero almeno dieci. L'Europa non può chiedere sanzioni a Strasburgo e lasciare sottodimensionata la propria missione navale.
Conclusione: una lista e una mano tesa
Se la Francia sostiene l'inserimento degli Houthi in Consiglio, dovrebbe porre due condizioni: esenzioni umanitarie chiare e operative, affinché banche e ONG possano continuare a far arrivare cibo, carburante e medicinali nello Yemen; e un'iniziativa diplomatica europea, con i Paesi della regione che, come l'Egitto, chiedono di esplorare tutte le vie politiche. La domanda resta aperta: l'Europa saprà essere allo stesso tempo ferma di fronte agli attacchi e utile alla pace?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
