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Libertà di manifestare: prima di sabato, lo Stato deve vietare poco e proteggere molto

Laurent Nuñez ha chiesto ai prefetti di vietare le manifestazioni a rischio previste per il 24 ottobre, proprio mentre Sébastien Lecornu riceve i sindacati a Matignon. L'ordine pubblico è un dovere dello Stato, ma una libertà costituzionale si può limitare solo caso per caso, sotto il controllo del giudice.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 21 ottobre 2026 alle ore 12:33· 4 min di lettura
Laurent Nuñez, alors secrétaire d'État à l'Intérieur, avec des policiers au commissariat de Trappes, le 25 octobre 2019.
Laurent Nuñez, alors secrétaire d'État à l'Intérieur, avec des policiers au commissariat de Trappes, le 25 octobre 2019. — Credito : Photo : Arthur Empereur, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Questo mercoledì 21 ottobre, Sébastien Lecornu riceve a Matignon i cinque sindacati rappresentativi, alla presenza del ministro dell'Interno. All'ordine del giorno, secondo l'AFP: la libertà di manifestare e le risposte da dare agli studenti delle scuole superiori. L'incontro arriva due giorni dopo un'istruzione di Laurent Nuñez ai prefetti che cambia lo scenario per la giornata di mobilitazione di sabato 24 ottobre. Il diritto di sfilare per strada, pilastro della nostra vita democratica, si ritrova al centro della partita.

I fatti

Secondo Le JDD, che ha consultato il documento, un telegramma datato lunedì 19 ottobre chiede ai prefetti di vietare le manifestazioni rivendicative previste per sabato che potrebbero turbare l'ordine pubblico. Franceinfo, che ha avuto accesso alla stessa nota, precisa che il divieto deve intervenire solo se il dialogo con gli organizzatori non ha permesso di garantire le necessarie condizioni di sicurezza. Il ministro invoca il contesto nazionale e chiede di tenere conto delle circostanze locali.

La nota va oltre. Secondo franceinfo, raccomanda di allontanare i cortei autorizzati dagli edifici pubblici e dalle vie commerciali, di rafforzare l'intelligence per stimare il numero di partecipanti radicali, e prevede ordinanze che vietano gli assembramenti intorno ai luoghi colpiti lo scorso fine settimana. Potrebbero essere decisi coprifuochi parziali. Le JDD sottolinea che non si tratta di un divieto generale di manifestare, e che i prefetti devono rispettare i requisiti legali di necessità e proporzionalità.

Il contesto spiega questa fermezza. Secondo l'AFP, circa 3.000 negozi sono stati attaccati durante le violenze del 17 e 18 ottobre, 123 persone sono state incarcerate e sono state aperte una cinquantina di indagini giudiziarie. Coprifuochi localizzati sono già in vigore a Lione, a Parigi intorno a place de la République e alle Halles, e a Marsiglia per i minori. A Rennes, sempre secondo l'AFP, circa 400 persone, soprattutto studenti delle superiori e universitari, hanno sfilato nonostante un divieto prefettizio, senza incidenti di rilievo.

Le posizioni in campo

Il governo rivendica la scelta. Laurent Nuñez, citato da Le JDD, ritiene che di fronte a un tale livello di violenza la risposta dello Stato debba essere "estremamente rapida e ferma". Sébastien Lecornu ha riconosciuto davanti all'Assemblea nazionale che il dispositivo del 17 ottobre era troppo statico, e ha promesso un dispiegamento "massiccio" per sabato. Afferma anche che i coprifuochi hanno contribuito alla calma delle ultime notti.

A destra, le critiche riguardano soprattutto la lentezza dell'esecutivo. Secondo Le JDD, Jordan Bardella ha denunciato su CNews l'"incompetenza" del governo. Tra gli imprenditori, il presidente del Medef, Patrick Martin, giudica lo Stato "inadempiente" e chiede che indennizzi i commercianti non assicurati, riferisce l'AFP.

Sul fronte sindacale prevale la diffidenza. La CFDT e la CGT lamentano che le organizzazioni studentesche delle superiori non siano state invitate a Matignon. Marylise Léon, segretaria generale della CFDT, ritiene che l'esecutivo "paghi in contanti dieci anni di verticalità" e chiede vere risposte sociali, secondo l'AFP. Sophie Binet, per la CGT, aveva avvertito già il 5 ottobre, secondo Sud Radio, che le violenze "danneggiano sempre le mobilitazioni", affermando al tempo stesso di voler proteggere il diritto degli studenti a manifestare.

La fiducia è tanto più fragile perché Mediapart ha riferito, il 19 ottobre, di scambi interni che lascerebbero intendere che alcune direttive avrebbero mirato ad attribuire le violenze a La France insoumise, cosa che il ministero dell'Interno smentisce.

L'analisi

Diciamolo chiaramente: nulla giustifica i saccheggi, e lo Stato ha il dovere di proteggere i commercianti, gli eletti e i dipendenti pubblici. Un gollista non transige sull'autorità dello Stato. Ma l'autorità dello Stato è anche la garanzia delle libertà pubbliche. Il diritto di manifestare non è una tolleranza amministrativa, è l'espressione collettiva delle idee che la Costituzione tutela.

Il diritto fissa del resto il quadro con precisione. Nel 2019 il Consiglio costituzionale ha censurato il divieto amministrativo individuale di manifestare previsto dalla cosiddetta legge anti-casseur, ricordando che ogni limitazione di questa libertà deve essere "necessaria, adeguata e proporzionata". In senso opposto, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha convalidato nel 2024, nel caso Eckert contro Francia, il divieto di una manifestazione dei gilet gialli, proprio perché era circoscritto nello spazio e nel tempo e rispondeva a un rischio serio di violenze.

Tutto si giocherà dunque nell'applicazione. Un divieto mirato, motivato, limitato a un perimetro e a poche ore, soggetto al controllo del giudice d'urgenza, può essere difeso. Una direttiva nazionale applicata in modo estensivo, che trasformerebbe ogni corteo studentesco in una minaccia presunta, sarebbe un'altra cosa. Rischierebbe di punire l'immensa maggioranza pacifica per gli atti di una minoranza, e di alimentare la rabbia che pretende di placare.

C'è infine una questione politica. Il movimento è nato, ricorda l'AFP, da rivendicazioni molto concrete: insegnanti sostituiti, risorse, edifici ristrutturati. Rispondere solo con il mantenimento dell'ordine significa curare il sintomo e dimenticare la causa. Ricevere i sindacati è un buon segnale. Non ascoltare gli studenti stessi è un cattivo segnale.

Conclusione

Sabato, la Repubblica sarà giudicata sulla sua capacità di tenere insieme le due cose: impedire ai violenti di agire e lasciar sfilare i giovani. Una proposta semplice potrebbe aiutare: che ogni ordinanza di divieto sia pubblicata, motivata e accompagnata da un percorso alternativo, e che il governo riceva senza indugio le organizzazioni studentesche delle superiori. L'ordine pubblico si costruisce meglio con la fiducia che con la sola costrizione.

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.