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Legge «casseurs-payeurs»: il Senato vuole far pagare la folla, la Repubblica deve giudicare gli atti

Il Senato ha avviato questo martedì l'esame del disegno di legge che renderebbe ogni partecipante a un assembramento violento solidalmente responsabile dei danni, fino a 10.000 euro, con possibile pignoramento delle prestazioni sociali. Risarcire i negozi saccheggiati è legittimo; far ricadere la colpa di pochi su tutti i manifestanti lo è molto meno.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 27 ottobre 2026 alle ore 19:33· 5 min di lettura

Che cosa esamina il Senato

Il testo porta un titolo amministrativo, «disegno di legge relativo alla riparazione dei danni derivanti da violenze o danneggiamenti commessi nello spazio pubblico». Depositato al Senato il 16 settembre con procedura accelerata, è presentato da Laurent Nuñez, Gérald Darmanin e Stéphanie Rist a nome del primo ministro Sébastien Lecornu, secondo il fascicolo legislativo pubblicato dal Senato. È arrivato in aula questo martedì 27 ottobre a partire dalle 16.30, e i dibattiti dovrebbero proseguire mercoledì, secondo NosParlementaires.

Il suo nucleo si riassume in un'idea. Secondo il dispaccio dell'AFP, chiunque abbia «consapevolmente partecipato» a un gruppo destinato a commettere danneggiamenti, o sia rimasto in un assembramento dopo due intimazioni, potrebbe essere ritenuto solidalmente responsabile dei danni, entro il limite di 10.000 euro a persona. Come riporta Public Sénat, questa responsabilità potrebbe essere fatta valere anche se la persona non ha rotto nulla di persona. Per chi non può pagare, le somme potrebbero essere prelevate dagli aiuti personali per l'alloggio e dagli assegni familiari.

La commissione giustizia ha inasprito il testo il 21 ottobre. Ha aggiunto l'RSA (reddito minimo) alle prestazioni pignorabili, con un «minimo vitale» per i più precari, ha allentato le regole sull'uso dei droni, ha portato la pena per la partecipazione a un gruppo violento da uno a tre anni di carcere e ha previsto un divieto di soggiorno sul territorio francese per alcuni stranieri condannati, secondo NosParlementaires e Public Sénat. Le Club des juristes indica che questo lavoro si è svolto a porte chiuse, basandosi su partecipanti citati da Mediapart. Infine, il governo ha presentato un emendamento per imporre la rimozione entro un'ora dei contenuti che invitano all'insurrezione o ad armarsi contro lo Stato.

Le posizioni in campo

I sostenitori del testo avanzano un argomento che va preso sul serio. Il 17 ottobre sono stati vandalizzati 2.201 negozi, secondo le CCI France citate dall'AFP, sulla scia delle violenze che avevano già seguito la vittoria del PSG in Champions League. Sébastien Lecornu ritiene che non si possa sempre chiedere al contribuente di riparare ciò che i vandali hanno distrutto. Il relatore LR David Margueritte vi vede, secondo Public Sénat:

une réponse ferme, claire et opérationnelle (una risposta ferma, chiara e operativa) — David Margueritte

Sostiene persino che il testo protegga la libertà di manifestare, dissuadendo chi la confisca. Bruno Retailleau ne fa un emblema del «ritorno dell'ordine». Il Consiglio di Stato ha espresso un parere favorevole, precisa Le Club des juristes. Il nuovo gruppo RN, dal canto suo, vuole spingersi oltre: innalzamento del tetto, esclusione dagli alloggi sociali, pignoramento dell'assegno per adulti con disabilità, riferisce Public Sénat.

A sinistra, la critica è frontale. L'ecologista Anne Souyris e il gruppo comunista sostengono una mozione di rigetto, secondo l'AFP. Il senatore comunista Fabien Gay teme che non si possa più tenere alcuna manifestazione, e la presidente del gruppo de La France insoumise all'Assemblea, Mathilde Panot, parla di un'arma contro tutte le mobilitazioni, secondo Public Sénat. Un collettivo che riunisce tra gli altri la CGT, organizzazioni studentesche e il Syndicat de la magistrature denuncia in un intervento su Le Monde un grave attacco alla libertà di manifestazione, mentre Amnesty International chiede il ritiro del progetto, secondo l'AFP.

L'analisi: una buona domanda, una cattiva risposta

Nessuno contesta che i commercianti saccheggiati debbano essere risarciti, né che l'impunità dei vandali alimenti la sfiducia verso lo Stato. Una destra fedele al senso dello Stato non può lasciare senza risposta le vetrine infrante. Ma l'ordine repubblicano si fonda su un principio semplice: si risponde dei propri atti, non di quelli della folla che ci circonda.

Ed è proprio questo principio che il testo stravolge. Rendere un manifestante pacifico solidalmente debitore dei danni commessi da altri, per il solo motivo di non aver lasciato il luogo abbastanza in fretta, significa far gravare su ciascuno il rischio finanziario dell'azione collettiva. L'effetto prevedibile è dissuadere dal manifestare chi ha meno margini, cioè proprio le famiglie modeste. I dibattiti parlamentari dell'estate mostrano del resto che l'idea non raccoglie consenso: a luglio i deputati avevano respinto un emendamento analogo rivolto ai partecipanti ai rave party, così come una sospensione degli assegni familiari, ricorda NosParlementaires.

Il pignoramento delle prestazioni sociali pone un secondo problema. Gli assegni familiari e gli aiuti per l'alloggio sono destinati ai figli e al tetto di una famiglia, non a punire. Aggiungervi l'RSA, anche con un minimo vitale, trasforma la solidarietà nazionale in uno strumento di sanzione. Il gollismo sociale non ha mai confuso fermezza ed emarginazione.

Infine, i tempi sollevano interrogativi. Esaminare questo testo in pieno movimento studentesco liceale, come sottolinea Public Sénat, dà l'impressione di legiferare sull'onda dell'emozione, mentre l'arsenale penale consente già di perseguire gli autori identificati e lo Stato dispone già di un'azione di rivalsa nei loro confronti.

Conclusione: punire i vandali, non i manifestanti

Esiste una via più giusta: rafforzare i mezzi d'indagine per identificare i veri autori, creare un fondo di risarcimento rapido per i commercianti finanziato dallo Stato e poi recuperato sui condannati, e lasciare la solidarietà fuori dal campo delle sanzioni. Il Senato dovrebbe come minimo sopprimere la responsabilità solidale dei semplici presenti e il pignoramento delle prestazioni sociali. Altrimenti, il Consiglio costituzionale dovrà probabilmente dire se si possa pagare per una colpa che non si è commessa. La domanda resta aperta: vogliamo punire i vandali o far pagare il diritto di scendere in piazza?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.