LSR

Multinazionali: l'Assemblea nazionale vota per due voti la tassa sui profitti realizzati in Francia, il governo si oppone

Con 74 voti contro 72, i deputati hanno approvato stanotte un emendamento che tasserebbe le multinazionali sulla quota dei loro utili mondiali legata alla loro attività in Francia. Il governo si oppone in nome delle convenzioni fiscali, ma l'elusione fiscale merita di meglio che essere sepolta con il 49.3.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 28 ottobre 2026 alle ore 11:28· 4 min di lettura
Le ministère de l'Économie et des Finances, à Bercy (Paris), en mai 2015.
Le ministère de l'Économie et des Finances, à Bercy (Paris), en mai 2015. — Credito : Photo : Fred Romero, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Nella notte tra martedì 27 e mercoledì 28 ottobre, l'Assemblea nazionale ha approvato, con 74 voti contro 72, un emendamento al disegno di legge di bilancio per il 2027 che cambia il modo di calcolare l'imposta sulle società delle multinazionali. Secondo LCP, il testo mira a tassare la quota degli utili mondiali di un gruppo che corrisponde alla sua attività reale in Francia, e non più soltanto i profitti che quel gruppo sceglie di dichiarare nel Paese. Il voto è arrivato poche ore dopo la soppressione, anch'essa per due voti, della sovrattassa sugli utili delle grandi imprese.

I fatti

L'emendamento è stato presentato dal deputato Nicolas Sansu (gruppo Gauche démocrate et républicaine) e difeso in aula da Emmanuel Maurel. Secondo LCP, quest'ultimo ha citato la cifra di 36 miliardi di euro di utili che sfuggirebbero all'imposta in Francia grazie all'ottimizzazione fiscale. Emendamenti analoghi, presentati da Éric Coquerel (LFI) e Jean-Philippe Tanguy (RN), sono stati respinti: il primo a parità di voti, 72 contro 72, il secondo più nettamente, con 110 voti contro 59.

Il relatore generale del bilancio, Philippe Juvin (Droite républicaine), e il ministro dell'Economia, Roland Lescure, hanno entrambi espresso parere contrario. Il ministro ha definito la misura «una pessima idea», pur riconoscendo, secondo LCP, la realtà del problema posto dall'ottimizzazione. L'episodio ha un precedente: nell'autunno 2025, un dispositivo simile sostenuto da LFI era già stato approvato in prima lettura del bilancio 2026, riferiva allora franceinfo, contro il parere del governo.

Le posizioni in campo

Gli oppositori avanzano un argomento giuridico serio. Per Philippe Juvin, le convenzioni fiscali firmate dalla Francia e le regole internazionali consentono di tassare soltanto gli utili legati a una presenza sul territorio. Cambiare unilateralmente la base imponibile esporrebbe il Paese a contenziosi, a doppie imposizioni e a possibili ritorsioni. Il governo, dal canto suo, preferisce rinegoziare le convenzioni bilaterali. Durante il dibattito sulla sovrattassa, diversi deputati del centro e della destra hanno inoltre invocato la competizione internazionale, secondo Elections 2027, un argomento che pesa su qualsiasi aumento della tassazione dei grandi gruppi.

I sostenitori dell'emendamento replicano che lo status quo costa caro. Le stime variano a seconda dei metodi, ma convergono sull'ampiezza del fenomeno. Il Conseil d'analyse économique, che fa capo a Palazzo Matignon, stimava nel 2019, secondo l'AFP, in almeno 4,6 miliardi di euro all'anno le entrate fiscali perse dalla Francia a causa dell'elusione fiscale delle multinazionali, una cifra che i suoi autori giudicavano prudente. Più di recente, una lettera del CEPII pubblicata nel marzo 2026 stima in una ventina di miliardi di euro i profitti spostati fuori dalla Francia nel 2018, principalmente tramite la manipolazione dei prezzi di trasferimento tra controllate di uno stesso gruppo, e quantifica in circa 41 miliardi i profitti «mancanti» nel Paese.

L'analisi

Il dibattito è meno ideologico di quanto sembri. Che un'impresa paghi le tasse dove dichiara i suoi profitti anziché dove vende, produce e dà lavoro è un'anomalia che nessuno difende nel merito. Una PMI di Clermont-Ferrand o di Lorient non ha né una controllata nei Paesi Bassi né un ufficio dedicato ai prezzi di trasferimento: paga la tariffa piena. Questa disuguaglianza davanti all'imposta logora il consenso fiscale, uno dei fondamenti del patto repubblicano.

Ma l'obiezione del governo non è un semplice pretesto. Una Francia che legifera da sola rischia di vedere la misura annullata o aggirata. La via multilaterale ha del resto prodotto risultati, con l'imposta minima globale del 15 % concordata in sede OCSE nel 2021. Ne mostra però anche i limiti: secondo Le Club des juristes, Washington ha annunciato nel gennaio 2026 di aver ottenuto che le multinazionali con sede negli Stati Uniti fossero esentate da questo meccanismo. Aspettare che la regola comune si imponga da sola significa accettare che i più potenti ne scrivano le eccezioni.

Resta il contesto di bilancio. La parte delle entrate del disegno di legge di bilancio non ha concluso il suo iter, e LCP ricorda che l'esecutivo potrebbe ricorrere al 49.3, o persino alle ordinanze, che riprenderebbero allora il testo iniziale. Roland Lescure aveva detto l'11 ottobre, secondo l'AFP, di preferire evitare queste ultime, che paragonava a un guardrail. In entrambi i casi, l'emendamento votato stanotte ha poche possibilità di figurare nella versione finale. Dopo la soppressione della sovrattassa, il rischio è di lasciare l'immagine di un bilancio che rinuncia a chiedere lo sforzo ai più grandi.

Conclusione

Il voto di stanotte non risolve nulla, ma pone la domanda giusta. Invece di opporre un rifiuto di principio a un emendamento fragile, il governo potrebbe prendere l'iniziativa: portare a Bruxelles, insieme agli Stati che condividono questa analisi, una base comune dell'imposta sulle società fondata sull'attività reale, e impegnarsi davanti al Parlamento su un calendario preciso. Una nazione sovrana deve poter tassare la ricchezza creata sul proprio suolo. L'esecutivo farà di questo tema una battaglia europea, o lo lascerà scomparire in un 49.3?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

Partager

L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.