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Premio Sacharov alla CPI: l'Europa onora la Corte, ora deve proteggerla

Giovedì il Parlamento europeo ha assegnato il premio Sacharov alla Corte penale internazionale, colpita dal 9 ottobre da sanzioni americane che prendono di mira l'istituzione stessa. Il gesto è forte, ma la vera protezione della Corte dipende da uno strumento che Bruxelles esita ancora ad attivare.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 22 ottobre 2026 alle ore 18:33· 4 min di lettura
Le siège de la Cour pénale internationale à La Haye (Pays-Bas), en avril 2024.
Le siège de la Cour pénale internationale à La Haye (Pays-Bas), en avril 2024. — Credito : Photo : Thomas Wolf, www.foto-tw.de, CC BY-SA 3.0 de, via Wikimedia Commons

Il Parlamento europeo ha scelto da che parte stare. Giovedì 22 ottobre, la sua presidente Roberta Metsola ha annunciato che il premio Sacharov per la libertà di pensiero 2026 è stato assegnato alla Corte penale internazionale (CPI) e ai suoi membri, al termine di una decisione della conferenza dei presidenti dei gruppi politici. Secondo il sito Brussels Signal, il riconoscimento, del valore di 50.000 euro, sarà consegnato a Strasburgo il 16 dicembre. Mediapart vi vede «una vittoria» contro Donald Trump, e riferisce che membri della giurisdizione prenderanno la parola davanti agli eurodeputati a dicembre.

I fatti

La tempistica non ha nulla di casuale. Il 9 ottobre, come riporta JusticeInfo, Washington ha superato una soglia sanzionando la CPI in quanto istituzione, e non più soltanto alcuni dei suoi giudici e procuratori. Le misure vietano qualsiasi transazione finanziaria con la Corte e dovrebbero entrare in vigore entro 180 giorni, salvo accordo nel frattempo. Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito la giurisdizione un «tribunale canaglia». La Corte ha risposto che si tratta di un attacco allo Stato di diritto.

Secondo La Libre Belgique, le condizioni americane per rinunciare alle sanzioni sono note: annullare i mandati d'arresto contro responsabili israeliani, chiudere l'indagine su possibili crimini dell'esercito americano e della CIA, e riformare la Corte per impedire procedimenti contro cittadini di Stati che non hanno ratificato lo Statuto di Roma. Lo stesso giornale indica che la CPI ha già versato in anticipo diversi mesi di stipendio al proprio personale, per timore che le banche riducano i loro servizi.

La Francia è direttamente coinvolta. Il giudice francese Nicolas Guillou figura tra i magistrati già sanzionati, ricorda il ministero dell'Europa e degli Affari esteri. Il 9 ottobre Parigi ha condannato «fermamente» le nuove misure e si è detta pronta a ricorrere, con i suoi partner, al regolamento europeo di blocco «se necessario».

Le posizioni in campo

Al Parlamento europeo, la candidatura della CPI è stata presentata dai socialdemocratici, su iniziativa dell'eurodeputata francese Chloé Ridel, e sostenuta dai liberali di Renew, dai Verdi e dalla sinistra radicale, secondo Brussels Signal. Il Partito popolare europeo e i conservatori dell'ECR hanno sostenuto un altro finalista, l'oppositore tanzaniano detenuto Tundu Lissu, mentre i Patrioti per l'Europa difendevano le sorelle iraniane Taraneh e Romina Rahimi. Questa scelta non era illegittima: anche questi candidati incarnano la lotta per le libertà, e Roberta Metsola ha reso loro omaggio. Diversi eletti del PPE, come l'olandese Dirk Gotink citato da NL Times, hanno peraltro salutato il premio come un sostegno di fronte all'offensiva americana.

L'Unione europea si fonda sul rispetto del multilateralismo e delle istituzioni internazionali — Roberta Metsola

Bisogna anche ascoltare l'argomento di Washington. Gli Stati Uniti non hanno mai aderito alla Corte e rifiutano che giudichi i loro cittadini o quelli di alleati che non vi hanno aderito, come Israele. Il giurista Olivier Corten, citato da La Libre, ritiene che il negoziato resti preferibile allo scontro, a condizione di fissare linee rosse. Osserva che Washington tollera in parte il lavoro della Corte, poiché non si è opposta al mandato d'arresto contro Vladimir Putin.

L'analisi

Un premio è un simbolo, e i simboli contano. Ma la CPI non sopravvivrà grazie agli applausi. La vera prova si gioca alla Commissione europea, che, secondo La Libre, giudica le sanzioni «profondamente deplorevoli» ma non ha attivato il regolamento di blocco e punta sul dialogo fino ad aprile. Questo meccanismo vieterebbe a banche, assicuratori e imprese europee di applicare le sanzioni americane contro la Corte. Il ministro degli Esteri olandese, Tom Berendsen, la considera un'«opzione nucleare», pur chiedendo a Bruxelles di prepararla. Il 13 ottobre, 58 eurodeputati di quattro gruppi, guidati da Aurore Lalucq e Dirk Gotink, ne hanno chiesto l'attivazione immediata, secondo Le Courrier de l'Atlas.

La prudenza di Bruxelles si comprende: nessuno desidera aprire un nuovo fronte con Washington in piena guerra in Ucraina. Ma la sovranità non si divide. Se una capitale straniera può decidere a quali giurisdizioni le banche europee hanno il diritto di fornire servizi, l'autonomia strategica rivendicata dall'Europa è solo una parola. La tradizione gollista lo ha sempre saputo: si può essere alleati degli Stati Uniti senza esserne debitori.

La posta in gioco va oltre il rapporto transatlantico. Secondo Human Rights Watch, la Corte lavora su diciassette situazioni, dall'Ucraina al Darfur, dall'Afghanistan alla Birmania, passando per la Palestina. Indebolire la CPI significa privare di ricorso vittime che non ne hanno altri. Significa anche rovinare la credibilità europea: non si può pretendere che Vladimir Putin risponda delle sue azioni e lasciare soffocare il tribunale che lo ha incriminato.

Conclusione

Il premio Sacharov offre all'Europa un momento di chiarezza. La Francia, che ha contribuito a fondare la Corte e uno dei cui giudici è già sanzionato, dovrebbe proporre che il regolamento di blocco sia pronto ad applicarsi automaticamente alla scadenza del termine americano, lasciando comunque una possibilità al negoziato. L'Alta rappresentante per la politica estera europea, Kaja Kallas, era attesa all'Aia il 23 ottobre per riaffermare il sostegno dell'Unione, secondo Brussels Signal. La domanda resta aperta: l'Europa saprà proteggere la giustizia internazionale con qualcosa di più che medaglie?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.