Tutela dei minori: il Senato ripristina per un solo voto l'ordinanza di sicurezza del minore, ora servono giudici e posti
Con 171 voti contro 170, mercoledì i senatori hanno reintrodotto la rapida messa in sicurezza dei minori in pericolo, che la loro commissione giustizia aveva soppresso. Un progresso reale, che però manterrà le sue promesse solo se la giustizia e i servizi di tutela dell'infanzia avranno finalmente i mezzi necessari.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

È bastato un voto. Mercoledì 28 ottobre il Senato ha ripristinato con 171 voti contro 170 l'«ordinanza di sicurezza del minore» (ordonnance de sûreté de l'enfant), misura simbolo del disegno di legge sulla tutela dei minori, riferisce Public Sénat. La commissione giustizia l'aveva accantonata pochi giorni prima. Questo voto sul filo dice molto di un dibattito in cui tutti vogliono proteggere il minore, ma nessuno è d'accordo su come farlo senza indebolire le garanzie della giustizia.
Che cosa prevede il testo
Presentato in Consiglio dei ministri il 27 maggio 2026 da Gérald Darmanin, Stéphanie Rist ed Édouard Geffray, il disegno di legge è stato approvato dall'Assemblea nazionale il 21 luglio, secondo il fascicolo legislativo del Senato. Il governo ha avviato la procedura accelerata e auspica, secondo Public Sénat, un'approvazione prima delle elezioni presidenziali.
L'articolo 6 crea questa ordinanza, ispirata all'ordinanza di protezione esistente per le vittime di violenza domestica. Nella versione dell'Assemblea, illustrata da Public Sénat, il pubblico ministero potrebbe, senza udienza preliminare, disporre un collocamento, modificare la residenza del minore o sospendere i diritti di visita e di ospitalità di un genitore. Anche il giudice minorile potrebbe intervenire quando è già in corso una misura di assistenza educativa. Un giudice si pronuncerebbe poi rapidamente sul mantenimento o sulla revoca di tali misure, come ha sintetizzato il sito Enfance Jeunesse Infos al momento del voto dei deputati.
La posta in gioco è considerevole. Sempre secondo Public Sénat, quasi 400.000 minori e giovani adulti beneficiano di almeno una misura dei servizi di tutela dell'infanzia, ossia il 2,4% degli under 21, e circa 30.000 posti restano vacanti nel settore.
Due visioni della tutela
L'emendamento approvato è quello di Xavier Iacovelli, presidente del gruppo RDPI, sostenuto dal governo. Unisce l'ordinanza di sicurezza all'ordinanza di collocamento provvisorio già esistente, per evitare due procedure simili. La senatrice centrista Annick Billon vi ha aggiunto garanzie per il genitore protettivo. Ha riassunto lo spirito della misura in aula:
Bisogna poterlo mettere al sicuro senza aspettare. — Annick Billon, senatrice centrista
La senatrice LR Laurence Muller-Bronn, richiamando le raccomandazioni della Ciivise, ha sostenuto la necessità di separare il tempo della messa in sicurezza da quello dell'indagine e del giudizio. Il ministro della Giustizia, dal canto suo, ha chiesto se il testo dovesse proteggere i figli o i genitori, secondo il resoconto di Public Sénat.
La commissione giustizia difendeva un'altra strada. Le sue relatrici, Agnès Canayer e Dominique Vérien, proponevano di estendere l'ordinanza di protezione emessa dal giudice della famiglia ai casi in cui uno stupro o una violenza sessuale incestuosa, oppure violenze di un genitore, appaiano verosimili. Ritenevano troppo ampi i poteri attribuiti alla procura e consideravano la loro soluzione più efficace, perché meglio conosciuta dai magistrati.
Neppure i professionisti del diritto sono unanimi. In una nota del maggio 2026, il sindacato Unité Magistrats si dice «molto favorevole a questa creazione», ma ritiene che la misura debba spettare al giudice della famiglia piuttosto che al giudice minorile, ricordando che la Cour de cassation limita i poteri civili di quest'ultimo all'assistenza educativa.
Proteggere in fretta, giudicare bene
Bisogna riconoscere la forza dell'argomento del governo. Quando emergono sospetti di incesto o di maltrattamento, il minore non può attendere l'esito di un'indagine penale che dura mesi. L'ordinanza di protezione ha dato buona prova di sé per le vittime di violenza domestica; è logico offrire ai minori uno strumento analogo. Su questo punto, la destra repubblicana e la sinistra possono ritrovarsi: la protezione dei più vulnerabili è la prima missione dello Stato.
Ma le obiezioni della commissione non nascono da timidezza. Affidare alla procura, senza contraddittorio preliminare, il potere di allontanare un minore dalla sua famiglia è una decisione pesante. Il controllo rapido di un giudice è la condizione della sua legittimità. Questo controllo, però, richiede magistrati disponibili, formati e in numero sufficiente, in tribunali già sovraccarichi. Il voto per un solo voto mostra che il Senato non ha sciolto il nodo di fondo: ha scelto l'urgenza, senza dissipare i dubbi sull'impianto.
Il rischio principale è altrove. Un'ordinanza, per quanto rapida, non crea un posto di accoglienza. Se un minore messo al sicuro in ventiquattro ore finisce in una comunità sovraffollata o in una stanza d'albergo, per mancanza di affidatari professionali, la promessa si ritorcerà contro di lui. Secondo Public Sénat, circa la metà degli affidatari professionali dovrebbe andare in pensione nei prossimi anni. Fin dalla presentazione del testo, la Convention nationale des associations de protection de l'enfant lo aveva giudicato poco ambizioso.
Una legge che varrà solo per i suoi mezzi
L'esame prosegue al Senato il 29 e 30 ottobre e il 3 novembre, secondo il calendario pubblicato dalla Camera alta. Restano aperti due cantieri. Il primo è giuridico: la commissione mista paritetica dovrà indicare chiaramente il giudice competente, per evitare decisioni contraddittorie tra giudice minorile e giudice della famiglia. Il secondo è di bilancio: in pieno dibattito sulla legge di bilancio 2027, lo Stato e i dipartimenti dovranno dire quanti giudici, assistenti sociali e posti di accoglienza accompagneranno questa riforma.
Una Repubblica fedele alla sua promessa di pari opportunità non può lasciare che la sorte di un minore in pericolo dipenda dal dipartimento in cui è nato. La domanda è semplice: il Parlamento avrà il coraggio di votare, insieme a questa legge, i mezzi che le permetteranno di esistere?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
