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Pensione a 62 anni per emendamento: un voto simbolico, una vera questione sociale

Giovedì i deputati hanno approvato, contro il parere del governo, un congedo che consente di lasciare il lavoro a 62 anni dopo 42 anni di contributi. La misura ha poche possibilità di sopravvivere alla procedura di bilancio, ma ricorda che la questione delle carriere lunghe non è risolta.

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 23 ottobre 2026 alle ore 04:26· 4 min di lettura
Les bancs des ministres dans l'hémicycle du Palais Bourbon, à Paris, en 2013.
Les bancs des ministres dans l'hémicycle du Palais Bourbon, à Paris, en 2013. — Credito : Photo : Sunala, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Giovedì 22 ottobre, in piena discussione del bilancio della Sicurezza sociale per il 2027, l'Assemblea nazionale ha approvato un emendamento che riapre, da una porta secondaria, il dossier più incandescente del secondo mandato di Emmanuel Macron: l'età pensionabile. Secondo LCP, la misura è stata approvata con 45 voti contro 36, cioè con soli 81 votanti.

Che cosa hanno votato i deputati

L'emendamento, presentato dal gruppo Écologiste et social e difeso in aula da Sandrine Rousseau, crea quello che l'AFP descrive come un «congedo anticipatorio di pensionamento». Un lavoratore dipendente di almeno 62 anni con 42 anni di contributi, ossia 168 trimestri, potrebbe smettere di lavorare prima dell'età legale. Fino a quell'età, il datore di lavoro gli verserebbe una somma equivalente alla sua futura pensione piena. In cambio, l'impresa beneficerebbe di riduzioni dei contributi sociali, destinate a compensare la spesa euro per euro, secondo LCP.

Il dispositivo non tocca formalmente la riforma del 2023, che porta progressivamente l'età legale a 64 anni. Permetterebbe di aggirarla per le carriere lunghe e complete. Va ricordato che questo innalzamento è già stato parzialmente sospeso dal bilancio della Sicurezza sociale per il 2026: secondo il portale ufficiale info-retraite, l'aumento è congelato fino a gennaio 2028 per le generazioni nate tra il 1964 e il 1968, mentre i nati dal 1969 in poi restano soggetti ai 64 anni.

Le posizioni in campo

Il governo si è opposto con decisione. Il ministro del Lavoro, Jean-Pierre Farandou, ha giudicato l'onere «molto pesante» per le imprese, riferisce LCP. Il suo argomento merita ascolto: alcuni datori di lavoro potrebbero essere tentati di separarsi dai dipendenti più anziani prima che raggiungano la soglia, il che andrebbe contro l'obiettivo di occupazione degli over 55. Ha detto agli autori dell'emendamento:

Che cosa vi hanno fatto le imprese? — Jean-Pierre Farandou, ministro del Lavoro

Il relatore generale del bilancio della Sicurezza sociale, Thibault Bazin (Droite républicaine), ha tenuto una linea più tecnica. Secondo LCP, considera la misura simbolica e «non operativa» nel merito. Secondo l'AFP, si è chiesto in particolare che cosa accadrebbe al lavoratore se il suo datore di lavoro dovesse scomparire.

A sinistra, il gruppo ecologista parla di vittoria e chiede al governo di non cancellare questo voto nel seguito della procedura, secondo il dispaccio dell'AFP. Per i suoi sostenitori, la questione è semplice: chi ha iniziato a lavorare presto e ha versato contributi per quarantadue anni non dovrebbe essere trattenuto altri due anni.

Una buona domanda, una cattiva risposta

Bisogna prendere sul serio ciò che questo voto esprime. Tre anni dopo una riforma adottata senza voto finale dell'Assemblea, la questione delle carriere lunghe resta una ferita aperta. Chi ha cominciato giovane, spesso in mestieri fisici, è anche chi ha la speranza di vita in buona salute più breve. Una Repubblica legata all'uguaglianza non può rispondere loro soltanto con un'equazione contabile.

Ma il meccanismo scelto pone più problemi di quanti ne risolva. Innanzitutto, il suo costo non è stato quantificato, riconosce l'AFP. Eppure si basa su esenzioni contributive, cioè su un calo delle entrate della Sicurezza sociale, nel momento in cui il testo del governo prevede di ridurre il suo deficit da 21,8 miliardi di euro nel 2026 a 12,7 miliardi nel 2027, secondo NosParlementaires. Finanziare un diritto sociale indebolendo la cassa che deve garantirlo è una fragilità, non una soluzione.

In secondo luogo, il dispositivo farebbe dipendere un diritto dalla buona salute di ciascuna impresa. Il dipendente di un grande gruppo e quello di una PMI in difficoltà non sarebbero trattati allo stesso modo, e la domanda sollevata da Thibault Bazin sul datore di lavoro inadempiente resta senza risposta. Infine, le modalità di calcolo restano vaghe: per le generazioni più giovani, 168 trimestri non corrispondono alla durata richiesta per la pensione piena, che il portale info-retraite fissa a 172 trimestri a partire dalla generazione del 1966. Il testo dovrà dire come viene trattata la differenza.

Resta infine la questione della sincerità del dibattito. Come sottolinea LCP, l'approvazione del bilancio della Sicurezza sociale appare improbabile in un'Assemblea senza maggioranza. Il voto solenne è previsto per il 27 ottobre e, se il Parlamento non si pronuncia entro cinquanta giorni, cioè entro il 26 novembre, il governo potrebbe attuare il testo per ordinanza, ricorda NosParlementaires. In quel caso, come in caso di ricorso all'articolo 49.3, questo emendamento ha tutte le probabilità di scomparire. Un voto destinato a essere cancellato alimenta la sfiducia più di quanto protegga i lavoratori.

Per una legge sulle carriere lunghe, non un emendamento d'aula

Il senso dello Stato impone di non trattare una questione di questa portata con un emendamento votato da 81 deputati. Impone altrettanto di non seppellirla. La via più solida sarebbe un testo specifico sulle carriere lunghe e sui lavori usuranti, esaminato dopo i bilanci, con una stima pubblica dei costi da parte del Conseil d'orientation des retraites e un finanziamento dichiarato, piuttosto che esenzioni che gravano sulla Sicurezza sociale.

Il governo ha ragione a indicare i difetti del dispositivo. Avrebbe torto a vedervi un semplice capriccio parlamentare. La domanda posta giovedì resterà sul tavolo fino al 2027: che cosa deve la nazione a chi ha già dato quarantadue anni di lavoro?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.