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Sovrattassa sulle grandi imprese: soppressa per due voti, cinque miliardi da ritrovare

Con 79 voti contro 77, martedì sera i deputati francesi hanno soppresso la proroga del contributo eccezionale sugli utili dei grandi gruppi, contro il parere del governo. Un voto risicato che pone una domanda semplice: chi pagherà i 5 miliardi di euro mancanti?

Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Di La Rédaction LSRPubblicato il 28 ottobre 2026 alle ore 03:26· 4 min di lettura
Boîtier de vote électronique sur un banc de l'hémicycle de l'Assemblée nationale, au Palais Bourbon, à Paris.
Boîtier de vote électronique sur un banc de l'hémicycle de l'Assemblée nationale, au Palais Bourbon, à Paris. — Credito : Photo : Baidax, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Martedì 27 ottobre, poco prima delle 20, l'Assemblée nationale ha soppresso l'articolo 15 del disegno di legge di bilancio per il 2027. Questo articolo prorogava per un terzo anno il contributo eccezionale sugli utili delle grandi imprese. Il voto si è deciso per due voti: 79 a favore della soppressione, 77 contrari, riferisce LCP. Le Figaro sottolinea che la decisione è stata presa contro il parere del governo.

I fatti

Introdotta nel bilancio 2025 per un anno, poi prorogata nel 2026 dopo il ricorso all'articolo 49.3, questa sovrattassa riguarda le società con un fatturato di almeno 1,5 miliardi di euro. Per il 2027, il governo proponeva di rinnovarla con aliquote ridotte: 15,7 % invece del 20,6 % per le imprese con un fatturato tra 1,5 e 3 miliardi di euro, 31,4 % invece del 41,2 % oltre tale soglia, secondo il dettaglio del testo pubblicato da Légifiscal. Il gettito previsto passava così da circa 7,5 miliardi di euro nel 2026 a 5 miliardi nel 2027, secondo le stime del governo.

Secondo LCP, la soppressione è stata votata dalla Droite républicaine, dal Rassemblement national, dall'UDR, da Horizons e da due deputati di Ensemble pour la République. La sinistra si è opposta, così come il relatore e il governo, che avevano espresso parere contrario ai nove emendamenti soppressivi.

Questo voto non è definitivo. Il voto solenne sull'intera parte delle entrate è previsto per il 3 novembre, secondo il Journal du Net, e LCP ritiene probabile una bocciatura di questa parte, seguita dal ricorso all'articolo 49.3 o alle ordinanze. Il governo manterrebbe allora il controllo sulla versione finale.

Le posizioni in campo

I sostenitori della soppressione invocano la parola data e la competitività. La deputata di Horizons Félicie Gérard ha sostenuto, secondo LCP, che un contributo «eccezionale» rinnovato per tre anni di fila non lo è più davvero. Il deputato di Ensemble pour la République Charles Sitzenstuhl lo considera uno svantaggio nella concorrenza europea e internazionale:

un boulet aux pieds des entreprises — Charles Sitzenstuhl

Questi argomenti meritano ascolto. Uno Stato che promette una misura temporanea e la proroga all'infinito intacca la fiducia degli investitori, e i confronti di Eurostat collocano la Francia tra i paesi europei con la pressione fiscale obbligatoria più elevata. Il Rassemblement national, per bocca di Jean-Philippe Tanguy, ha da parte sua denunciato una politica fiscale fatta di «rustines» (toppe), senza coerenza d'insieme.

A sinistra, la lettura è opposta. Il presidente della commissione finanze, Éric Coquerel (LFI), ritiene che questo voto aumenti il deficit di 5 miliardi di euro, riferisce LCP. La socialista Estelle Mercier chiedeva invece un ritorno al livello del 2025. Il ministro dell'Economia Roland Lescure ha cercato una via di mezzo, giudicando che la verità si trovasse «un peu entre les deux» (un po' nel mezzo) e che le multinazionali potessero contribuire al risanamento del paese.

L'analisi

Il primo insegnamento è aritmetico. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha presentato a settembre uno sforzo di 54 miliardi di euro per riportare il deficit intorno al 4,8 % del PIL, secondo Public Sénat. Questo sforzo si basa soprattutto sul contenimento della spesa: congelamento del punto indice dei dipendenti pubblici, freno alla spesa sociale e locale. Togliere 5 miliardi di entrate senza compensarli significa spostare meccanicamente l'onere altrove. E altrove significa per lo più i servizi pubblici, gli enti locali e le famiglie a basso reddito.

Il secondo insegnamento è politico. Il voto riunisce la destra, il centrodestra e l'estrema destra attorno a una riduzione d'imposta rivolta a circa 300 grandi gruppi (secondo una stima de Les Échos ripresa da DAF Mag), mentre al resto del paese si chiedono sacrifici. Si può difendere la competitività senza perdere di vista la coesione nazionale. Il gollismo sociale non ha mai contrapposto l'impresa all'interesse generale: chiedeva a ciascuno di contribuire secondo i propri mezzi, soprattutto nei momenti difficili.

Il terzo insegnamento riguarda il metodo. Con 77 e 79 voti, questo scrutinio ha coinvolto appena poco più di un quarto dei 577 deputati. Una decisione da diversi miliardi di euro si gioca così sulla presenza in aula in una sola serata. Entrambi gli schieramenti dovrebbero preoccuparsene, perché questa fragilità alimenta il ricorso ripetuto all'articolo 49.3, che tutti dicono di voler evitare.

Infine, il dibattito sul carattere «eccezionale» della sovrattassa è legittimo, ma richiede una risposta di fondo piuttosto che una soppressione secca. Se il contributo deve durare, meglio assumerlo e integrarlo in una riforma chiara dell'imposta sulle società, piuttosto che rinnovarlo ogni autunno in balia di maggioranze occasionali.

Conclusione

Il governo dispone ancora degli strumenti per ripristinare la misura, come ha fatto nel 2026. Ma la questione va oltre questo singolo articolo. Invece di rinnovare ogni anno un'imposta provvisoria, perché non aprire un vero dibattito su un contributo permanente e proporzionato dei gruppi più grandi, accompagnato da un impegno chiaro sull'uso delle entrate, a favore della scuola, dell'ospedale e della transizione ecologica?

Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

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L'autore

La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.