Canada «membro associato»: Berlino fa arretrare Bruxelles, Parigi deve finalmente decidere sul CETA
Alla vigilia del vertice di Montréal, lo status inedito promesso al Canada scompare dalla bozza di dichiarazione, mentre si prepara un accordo sul gas liquefatto. Per la Francia, che non ha ancora ratificato il CETA, è giunta l'ora della coerenza democratica e climatica.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

Mark Carney, António Costa e Ursula von der Leyen si incontrano a Montréal giovedì 29 e venerdì 30 ottobre per un vertice tra il Canada e l'Unione europea. Annunciato come quello di una «nuova alleanza», si apre con un passo indietro: lo status di «membro associato» promesso al Canada non dovrebbe comparire nella dichiarazione finale.
I fatti
Il 16 settembre, nel suo discorso sullo stato dell'Unione a Strasburgo, la presidente della Commissione aveva proposto che il Canada diventasse il primo «membro associato» dell'Unione, ricorda la rivista Refrance. Questo status non esiste in alcun trattato: richiederebbe l'accordo dei Ventisette e un nuovo quadro giuridico.
Secondo Euronews, che ha consultato l'ultima bozza di dichiarazione, il riferimento è stato ritirato mercoledì dopo le obiezioni della Germania. Sarebbe sostituito dall'impegno a un'associazione «sempre più stretta», formula che resta al di sotto di un'adesione. Sempre secondo Euronews, una prima versione aveva suscitato riserve da parte della Germania, ma anche di Francia, Italia e Grecia, senza che si conoscano i dettagli della posizione francese. Il nuovo testo è stato sottoposto alla cosiddetta procedura del silenzio, che vale come adozione in assenza di obiezioni.
La sostanza, invece, resta. La bozza di dichiarazione prevede uno studio di fattibilità su esportazioni a lungo termine di gas naturale liquefatto (GNL) canadese verso l'Europa, oltre a una cooperazione sulle reti elettriche e sulla protezione delle infrastrutture energetiche, riferisce Euronews. Refrance menziona anche un ruolo per la Banca europea per gli investimenti nei minerali critici e la partecipazione del Canada all'iniziativa europea di supercalcolo.
Il contesto energetico pesa molto. Mercoledì il prezzo di riferimento del gas in Europa ha superato i 100 euro per megawattora, per la prima volta da dicembre 2022, secondo Euronews. Si attestava intorno ai 32 euro prima della guerra in Iran, iniziata a fine febbraio. Gli stoccaggi europei erano pieni solo al 75 % il 21 ottobre, contro un obiettivo abituale del 90 % al 1° novembre, secondo l'agenzia europea ACER citata dalla stessa testata.
Le posizioni in campo
Per Ottawa la posta in gioco è chiara. L'ufficio del primo ministro canadese descrive un mondo «più pericoloso e diviso» e vuole un'alleanza abbastanza solida perché nessuno possa dettare le scelte ai due partner. Di fronte alle misure commerciali americane contro le sue esportazioni, il Canada cerca in Europa uno sbocco e un alleato. Mark Carney, secondo Euronews, preferisce del resto parlare di «alleanza per il futuro» e lascia agli europei il compito di risolvere la questione delle parole.
Berlino, dal canto suo, rifiuta un termine assente dai trattati, dalle conseguenze giuridiche incerte, e vuole prima sapere che cosa comprenda concretamente la cooperazione. L'argomento è serio: inventare uno status per un paese terzo significa anche creare un precedente, nel momento in cui si discute di uno status analogo per l'Ucraina.
Sul gas, i sostenitori dell'accordo fanno valere che un fornitore stabile ridurrebbe la dipendenza dalla Russia e dagli Stati Uniti, divenuti il primo fornitore di GNL dell'Unione. La Climate Action Network Europe vi vede al contrario una «pericolosa distrazione», secondo le parole della sua responsabile Esther Bollendorff riportate da Euronews: le nuove infrastrutture del gas vincolano per decenni e sottraggono capitali all'elettrificazione.
L'analisi
Questo vertice rivela un'Europa che avanza più in fretta nei discorsi che nel diritto. Promettere uno status che non esiste, per poi ritirarlo alla vigilia dell'incontro, non è un segno di serietà. Il principio di un partenariato strategico con il Canada è tuttavia giusto: una democrazia legata al multilateralismo, allo Stato di diritto e alla lotta contro il cambiamento climatico è un alleato naturale quando Washington sceglie la coercizione commerciale.
Ma la Francia affronta questo appuntamento con una contraddizione che non può più ignorare. L'accordo commerciale CETA, applicato in via provvisoria dal 2017, non è ancora stato ratificato da Parigi. Il Senato lo ha respinto il 21 marzo 2024, con 211 voti contro 44, ricorda Toute l'Europe. Da allora il testo non è mai stato sottoposto all'Assemblea nazionale. Interpellato dal senatore Fabien Gay, il governo ha risposto il 1° ottobre scorso lodando i benefici commerciali dell'accordo, senza fissare una data per questo voto, secondo il sito del Senato.
Il governo ha i suoi argomenti: secondo la sua risposta, il Canada ha utilizzato solo il 3 % della sua quota di carne bovina e le esportazioni francesi sono andate bene. Ma una politica commerciale che fa a meno del Parlamento indebolisce la fiducia dei cittadini nell'Europa stessa. Non si può difendere con fermezza il diritto di controllo nazionale sull'accordo con il Mercosur e lasciare il CETA in un angolo cieco.
Il gas canadese pone la stessa questione di coerenza. Mettere in sicurezza l'inverno è un dovere dello Stato, soprattutto per le famiglie modeste che subiscono l'aumento delle bollette. Ma legare l'Europa per venti o trent'anni a nuove infrastrutture fossili andrebbe contro i suoi stessi impegni climatici.
E adesso?
La Francia ha interesse a un'alleanza solida con il Canada. Ha altrettanto interesse a che essa poggi su basi democratiche e durature. Due gesti sarebbero alla sua portata: iscrivere finalmente la ratifica del CETA all'ordine del giorno dell'Assemblea nazionale, perché gli eletti decidano alla luce del sole, e subordinare qualsiasi contratto di gas a lungo termine a un chiaro percorso di uscita, accompagnato da un partenariato di pari ambizione sull'elettricità, sui minerali critici e sulla riqualificazione energetica. Un'alleanza per il futuro non può costruirsi sulle energie del passato né su voti continuamente rinviati.
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
