Ingerenze straniere: a sei mesi dalle presidenziali, il Senato arma la democrazia, ma non abbastanza
Da martedì il Senato esamina un disegno di legge contro le ingerenze straniere, mentre quasi un centinaio di operazioni avrebbero già preso di mira la campagna presidenziale secondo il ministro dell'Interno. Un testo utile e condiviso, che però lascia da parte l'essenziale: la responsabilità delle piattaforme.
Traduzione di un articolo pubblicato originariamente in francese. Leggi in francese

A sei mesi dall'elezione presidenziale, il governo ha difeso martedì 20 ottobre davanti al Senato il suo disegno di legge «relativo alla lotta contro le ingerenze straniere nella vita democratica». La cifra presentata in apertura del dibattito dal ministro dell'Interno, Laurent Nuñez, dà la misura della posta in gioco: secondo Public Sénat, quasi un centinaio di operazioni digitali straniere avrebbero già preso di mira la campagna dall'estate.
I fatti
Il testo, approvato in commissione il 14 ottobre, conta pochi articoli. Secondo la sintesi pubblicata dal Senato, crea una procedura d'urgenza (référé) che consente a un giudice di far cessare rapidamente la diffusione online di informazioni false che ledono gli interessi fondamentali della Nazione. Estende a tutte le elezioni, comprese quelle locali, il référé elettorale esistente. Infine inasprisce le pene previste dal codice elettorale per la diffusione di notizie false: fino a tre anni di reclusione e 45.000 euro di multa, contro un anno e 15.000 euro oggi, e fino a sei anni quando l'ingerenza agisce per conto di una potenza straniera.
Secondo il rapporto della commissione Affari costituzionali, Viginum, il servizio dello Stato incaricato di individuare le ingerenze digitali, ha rilevato quattro operazioni straniere durante le elezioni municipali di marzo 2026, di cui due filorusse. Quest'estate, come riportava LCP, la procura di Parigi ha aperto un'indagine su possibili ingerenze russe ai danni di Gabriel Attal ed Édouard Philippe, dopo un procedimento analogo riguardante Raphaël Glucksmann. Queste campagne erano allora attribuite, secondo LCP, al modus operandi filorusso detto «Matriochka».
La Francia sbaglierebbe a credersi al riparo, è anzi un bersaglio privilegiato. — Laurent Nuñez, al Senato
Il precedente rumeno pesa sugli animi. Il rapporto del Senato ricorda che nel 2024 un candidato accreditato di meno dell'1% delle intenzioni di voto quattro settimane prima dello scrutinio è arrivato primo al primo turno con quasi il 23%, prima che l'elezione fosse annullata.
Le posizioni in campo
In linea di principio, il testo raccoglie consenso. Ma molti lo giudicano troppo modesto. Secondo l'AFP, ripresa da Boursorama, il disegno di legge è considerato troppo limitato rispetto alla posta in gioco di una campagna presidenziale. Lo stesso ministro ha riconosciuto, secondo Public Sénat, che il testo non pretende di risolvere da solo la minaccia e viene a completare l'arsenale esistente.
La commissione, presieduta dalla relatrice Muriel Jourda (Les Républicains), ha concentrato il référé sui contenuti diffusi da o per conto di una potenza o di un'organizzazione straniera, e ha imposto al giudice di pronunciarsi entro 48 ore. Il relatore per parere della commissione Affari esteri, il socialista Rachid Temal, ha proposto di vietare il ricorso retribuito agli influencer durante la campagna, di rafforzare il controllo sull'origine dei fondi prestati ai candidati e di portare da tre a sei mesi il periodo di protezione prima di uno scrutinio. Diversi senatori, secondo Public Sénat, vogliono inoltre responsabilizzare maggiormente le piattaforme, e il centrista Laurent Lafon intende creare un reato rivolto agli sviluppatori di intelligenza artificiale i cui modelli abbiano leso il dibattito democratico.
Esiste un'altra linea di prudenza, quella delle libertà. Nel suo parere del 16 luglio, il Consiglio di Stato ha giudicato il dispositivo proporzionato, grazie all'intervento di un giudice, al contraddittorio e a criteri cumulativi rigorosi: falsità manifesta, diffusione deliberata, massiccia e artificiale. Ha tuttavia osservato che il testo andava oltre le sole ingerenze straniere, cosa che la commissione ha corretto.
L'analisi
Questo dibattito pone la questione al livello giusto, quello della sovranità. Un'elezione presidenziale è il momento in cui la Nazione sceglie, da sola, chi la incarnerà. Che una potenza straniera compri visualizzazioni o imiti siti di stampa locale è un attacco diretto alla coesione nazionale. La tradizione gollista lo ha sempre saputo: l'indipendenza non si difende solo ai confini.
Ma bisogna guardare lo strumento con lucidità. Lo stesso Consiglio di Stato esprime dubbi sulla sua efficacia: una decisione giudiziaria, anche rapida, rischia di arrivare dopo la diffusione della menzogna, e il référé creato nel 2018 è stato utilizzato solo due volte in quasi otto anni, secondo il rapporto del Senato. Inasprire le pene contro operatori stabiliti fuori dalla Francia avrà un effetto dissuasivo limitato. Il cuore del problema è altrove: nel modello economico di piattaforme che amplificano ciò che suscita reazioni, vero o falso che sia. Il rapporto del Senato cita un falso video di colpo di Stato visto circa 14 milioni di volte, di cui Meta avrebbe rifiutato la rimozione.
La risposta più solida non è quindi soltanto penale. Passa per l'applicazione rigorosa del regolamento europeo sui servizi digitali, poiché solo il livello europeo è in grado di pesare di fronte alle grandi piattaforme. Passa anche per un investimento pubblico duraturo: risorse per Viginum, per l'educazione ai media a scuola, per una stampa indipendente e un servizio pubblico dell'informazione solido. La migliore difesa contro la manipolazione resta un cittadino informato.
Infine, occorre vigilare affinché la lotta contro le notizie false non diventi mai uno strumento contro la critica legittima. Concentrare il testo sull'origine straniera dei contenuti va nella giusta direzione e deve essere mantenuto fino alla fine dell'iter parlamentare.
Conclusione
Questo disegno di legge è utile, ma arriva tardi e resta limitato. Da qui ad aprile, la domanda è semplice: lo Stato si darà i mezzi, umani ed europei, per imporre alle piattaforme una vera trasparenza sulle campagne che amplificano, o si accontenterà di punire a posteriori autori fuori dalla sua portata?
Articolo redatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.
L'autore
La Rédaction LSR — La rédaction de LSR Media.
